Tornerà venerdì 15 maggio la panchina arcobaleno sul lungofiume della Darsena di Ferrara, simbolo cittadino contro l’omolesbobitransfobia rimosso dopo ripetuti atti vandalici. Ma insieme alla soddisfazione per il ripristino, Arcigay Ferrara solleva una critica nei confronti dell’amministrazione comunale: la nuova inaugurazione sarebbe stata organizzata senza coinvolgere le associazioni che avevano promosso il progetto originale.
La notizia è arrivata tramite un invito inviato dall’Assessorato alle Pari Opportunità. Una comunicazione che, secondo Arcigay, lascia “rammarico e perplessità” per l’assenza di un confronto preventivo con le realtà Lgbtq+ attive sul territorio.
“Non comprendiamo perché un evento così significativo non sia stato condiviso e concordato con i soggetti direttamente impegnati da anni nel contrasto all’omotransfobia”, scrive l’associazione, sottolineando anche come la scelta della data non abbia tenuto conto delle esigenze delle associazioni composte prevalentemente da volontari e volontarie.
La prima inaugurazione della panchina risale al 17 maggio 2024, in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitrasnfobia. Un progetto nato, ricorda Arcigay, grazie a un percorso condiviso tra istituzioni e associazioni Lgbt+, con il coinvolgimento dell’allora assessora Dorota Kusiak.
“Quella panchina rappresentò il risultato concreto di un percorso di concertazione istituzionale e partecipata“, evidenzia Arcigay Ferrara, che oggi chiede di rilanciare quello stesso metodo di collaborazione.
Nel comunicato l’associazione richiama anche il Tavolo Pico, il tavolo istituzionale di contrasto all’omotransfobia che coinvolge associazioni e realtà territoriali e che, secondo Arcigay, non sarebbe più stato convocato dall’inizio della nuova legislatura.
“Questo importante strumento di confronto non è mai stato riunito, interrompendo di fatto un percorso prezioso di collaborazione, ascolto e progettazione condivisa”.
Pur salutando positivamente il ritorno della panchina arcobaleno, Arcigay auspica ora che il gesto non resti soltanto simbolico ma diventi “il punto di partenza per rilanciare una reale partecipazione delle associazioni”.
“I simboli sono importanti – conclude Arcigay – ma ancora più importante è il lavoro condiviso che dà loro significato”.
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