Spettacoli
9 Maggio 2026
All'Abbado la commedia di Aristofane nell’allestimento con la regia di Serena Sinigaglia e la celeberrima Lella Costa nel ruolo della “più saggia tra le donne d’Atene”

La prosa al Comunale chiude con Lisistrata

di Redazione | 3 min

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La prima volta è andata in scena nel 411 a.C. ma il suo presupposto – purtroppo – è più che mai attuale: la guerra come condizione persistente della storia umana. È la Lisistrata di Aristofane, arrivata a Ferrara, da venerdì 8 a domenica 10 maggio, a chiudere la stagione della prosa del Teatro Comunale Claudio Abbado nell’allestimento con la regia di Serena Sinigaglia e la celeberrima Lella Costa nel ruolo della “più saggia tra le donne d’Atene”.

La storia è arcinota: la guerra del Peloponneso infuria da almeno vent’anni e le donne di Atene e Sparta, guidate dall’ateniese Lisistrata che coinvolge la spartana Lampitò, giurano di astenersi dai propri doveri – e piaceri – coniugali finché non venga firmato un trattato di pace. Non solo: per togliere sostegno economico alla guerra, le donne ateniesi occupano l’acropoli e impediscono l’accesso al tesoro della città.

L’allestimento crea una cornice narrativa per la messa in scena: Lisistrata e alcuni protagonisti della vicenda hanno giurato di ricordare gli accadimenti che hanno portato alla tregua rinarrandoli ogni anno come in una sorta di rito “finché la pace non abbia trionfato definitivamente ovunque nel mondo” – pausa – “Sono duemilacinquecento anni di ripetizioni”.

Sinigaglia e Costa scelgono di mettere in risalto l’aspetto della violenza all’interno delle relazioni umane, che il testo di Aristofane riesce a far emergere sia nella prospettiva pubblica sia in quella privata: se le relazioni tra gli esseri umani si fondano sulla violenza e sul possesso non possono fare altro che portare alla distruzione; se sono improntate alla cura, all’ascolto e al dialogo, possono portare alla prosperità. “Aristofane lega l’istinto naturale bellicoso dell’uomo all’istinto sessuale”, scrive Sinigaglia nelle note di regia, “Se non possediamo la grammatica dell’amore, se non dispieghiamo gioiosamente le forze dionisiache dei nostri impulsi sessuali, andremo sicuramente a sfogarci altrove e in quell’altrove, con ogni probabilità, albergherà la guerra”.

“Lisistrata è la commedia classica che più di ogni altra leva la sua voce contro la guerra, mostrandone il lato folle, assurdo, ridicolo”, afferma ancora Sinigaglia, “Un buon governo non fa la guerra. Punto”. E allora diventa chiara la scelta di Maria Spazzi di riempire lo spazio scenico con enormi rocchetti e fili di lana ingarbugliati: per sbrogliare la matassa ci vuole pazienza e intelligenza, proprio come ci dice Lisitrata per voce della Costa.

L’allestimento sottolinea anche l’aspetto politico dell’azione delle donne, più che mai consce delle loro possibilità nell’imporre la propria volontà agli uomini, come atto di lotta collettiva e rivoluzionaria. L’astinenza non è accettata di buon grado dalle donne, ma è un sacrificio che tutte insieme decidono di compiere convinte da Lisistrata e Lampitò che sia il loro strumento di lotta migliore: anche qui Aristofane è attualissimo perché nell’era del virtuale e delle campagne di mobilitazione digitale riporta al centro il corpo e l’occupazione degli spazi pubblici come mezzi di lotta politica.

Tutti questi temi, serissimi, vengono portati in scena in questo allestimento con grande ironia, intelligenza e leggerezza: acuto l’escamotage dello scambio delle parti fra uomini e donne per scombinare i ruoli di genere, come anche la cornice del rito per attualizzare il più possibile il testo.

Lella Costa non delude nei panni di Lisitrata, asciutta e quasi ieratica nella sua veste rosso acceso, ed è attorniata da un solido gruppo di co-protagonisti – Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Pilar Perez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini – che riescono ad essere comici senza cadere nel grottesco.

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