Portomaggiore
1 Maggio 2026
Secondo l’accusa sarebbero stati sovrapposti loghi del Partito Democratico sui manifesti di un candidato, anche lui di Fratelli d'Italia, alle regionali venete 2025. Notificato il fine indagini

Manifesti elettorali alterati. Coinvolto un assessore di Occhiobello e un esponente di FdI

Pattuglia dei carabinieri
di Redazione | 2 min

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La Procura della Repubblica di Rovigo ha concluso le indagini su un presunto caso di manomissione di manifesti elettorali avvenuto in diversi comuni in provincia di Rovigo, notificando l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a due persone.

Si tratta di Fabio Benetti, eletto nel Consiglio regionale veneto nelle fila di Fratelli d’Italia, e Marcello Cauduro, nato a Portomaggiore, è titolare di una copisteria e attualmente ricopre l’incarico di assessore a Occhiobello. Parte offesa è Mattia Moretto, anche lui candidato alle scorse elezioni venete tra le fila di Fratelli d’Italia.

A darne comunicazione è la procuratrice Manuela Fasolato, che ha spiegato come il procedimento riguardi due indagati, accusati – in ipotesi – del reato di attentato contro i diritti politici del cittadino. I fatti contestati si sarebbero verificati nel novembre 2025 in numerosi centri del Polesine, tra cui Adria, Rovigo, Lendinara e Badia Polesine, oltre che a Occhiobello.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Benetti avrebbe commissionato e ottenuto da Cauduro la stampa di loghi del Partito Democratico da apporre sopra quelli di Fratelli d’Italia su manifesti elettorali di Moretto, candidato alle elezioni regionali del Veneto del dicembre 2025.

L’operazione avrebbe alterato l’identità politica del candidato, inducendo in errore gli elettori e incidendo, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sia sull’elettorato attivo sia su quello passivo.

Le indagini sono partite dalla denuncia della persona offesa e sono state condotte dai Carabinieri di Adria, con il supporto della Digos e della Polizia postale di Rovigo. Gli accertamenti hanno incluso perquisizioni, anche informatiche, sequestri di dispositivi e materiale ritenuto rilevante, acquisizione di manifesti manipolati, testimonianze e analisi di immagini di videosorveglianza.

Dalle attività tecniche, comprese le analisi forensi sui dispositivi sequestrati, sarebbe emerso il collegamento tra la richiesta dei loghi e la loro realizzazione presso una tipografia. Gli indagati, interrogati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Al termine delle indagini, la Procura ha quindi notificato l’avviso di conclusione delle indagini, atto che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Resta fermo, come ricordato dalla stessa Procura in una nota stampa, il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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