Attualità
28 Aprile 2026
Dopo il servizio di Mi Manda Rai 3 che ha acceso i riflettori su presunte irregolarità nei concorsi accademici a Unife pubblichiamo la replica integrale del professore

Caso Unife, la replica di Occhionorelli: “Servizio costruito da stralci di conversazione privata”

di Redazione | 3 min

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Caso Unife. L’Ateneo dopo il servizio tv: “Avviata istruttoria interna. Noi parte lesa”

Dopo il servizio di Mi Manda RaiTre, andato in onda lo scorso 26 aprile e relativo alle presunte irregolarità nei concorsi accademici, con una nota stampa inviata alle redazioni, l'Università degli Studi di Ferrara rivendica "la trasparenza e la correttezza delle procedure di reclutamento, che rappresentano da sempre principi fondamentali della propria azione istituzionale"

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Dopo il servizio di Mi Manda Rai 3 che ha acceso i riflettori su presunte irregolarità nei concorsi accademici all’Università di Ferrara pubblichiamo la replica integrale del professor Savino Occhionorelli.

In riferimento al servizio televisivo andato in onda su Rai 3 nell’ambito della trasmissione “Mi Manda Rai 3” lo scorso 26 aprile, avverto il dovere di fare chiarezza a tutela della mia onorabilità e della verità dei fatti. Il servizio è stato costruito, utilizzando stralci di una conversazione privata, da me avuta con il giornalista sig. Luca Aristodemo Gentile all’interno del mio studio.

Tale conversazione è stata registrata in modo occulto, senza la mia autorizzazione e a mia totale insaputa, con modalità che considero essere una grave violazione della mia privacy e dei più basilari principi di lealtà e correttezza professionale.

Il giornalista, sig. Luca Aristodemo Gentile, si era presentato per discutere di una specifica vicenda concorsuale, della quale ho peraltro difeso la piena legittimità e trasparenza. Tuttavia, solo dopo aver discusso sulla procedura concorsuale la conversazione ha preso una piega inaspettata, trasformandosi in un colloquio che ritenevo strettamente privato e confidenziale.

Le parole mandate in onda, estrapolate ad arte, non erano una denuncia di un “sistema”, come si è voluto far credere, ma rappresentavano unicamente uno sfogo amaro e personale. Esse erano profondamente ancorate alla mia annosa e dolorosa esperienza universitaria; una vicenda che ha generato in me, nel corso del tempo, una profonda frustrazione e rabbia che si sono riversate in quel momento di confidenza, creduta sincera.

Diverse sono state le volte in cui ho ritenuto di fare ricorso all’Autorità Giudiziaria amministrativa per far valere le mie ragioni. Non avrei mai immaginato che un momento di debolezza e di sfogo personale potesse essere registrato a mia insaputa e poi cinicamente utilizzato per costruire uno scoop scandalistico, tradendo completamente il senso delle mie parole e la fiducia che avevo riposto nel mio interlocutore. Ribadisco con forza che il mio intento non è mai stato quello di gettare ombre sull’Ateneo presso cui presto servizio, che è del tutto estraneo al mio sfogo personale.

La vicenda concorsuale specifica, oggetto della richiesta del giornalista, è stata, come già detto, da me difesa nella sua piena legittimità e trasparenza, come risulta dagli atti concorsuali. La diffusione di tale servizio, manipolatorio e fortemente lesivo della mia reputazione, mi ha causato un importante danno personale e professionale, costringendomi a chiarire la mia posizione con i vertici del mio Ateneo, assolutamente estraneo al mio sfogo personale, captato subdolamente. Per tali ragioni, ho già conferito mandato ai miei legali di agire in ogni sede competente, civile e penale, a tutela dei miei diritti e della mia immagine.

Prof. Savino Occhionorelli

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