Economia e Lavoro
24 Aprile 2026
Nell’incontro del 22 aprile novità sui piani di contenimento delle nutrie e ungulati. Maggiori rimborsi ai coadiutori e semplificazioni per ridurre l’impatto su colture e territorio

Fauna nociva, per Coldiretti passi avanti dal tavolo in Prefettura

(Foto di archivio)
di Redazione | 3 min

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“Dopo tre mobilitazioni di piazza e la richiesta pressante alla Regione, per la prima volta siamo usciti dal tavolo convocato dal prefetto di Ferrara, Massimo Marchesiello, che ringraziamo sempre il suo impegno, con alcuni segnali che reputiamo positivi”. Il direttore di Coldiretti Ferrara, Alessandro Visotti, commenta l’esito della riunione dello scorso 22 aprile con apprezzamento per i passi avanti nella gestione degli squilibri faunistici della nostra provincia, con particolare riguardo a nutrie e daini.

“Abbiamo lamentato la grave situazione – precisa Visotti – in ordine ai danni alle colture ed alle strutture idrauliche in particolare, per quanto riguarda le nutrie, che continuano ad essere presenti in gran numero, ed anche in particolare nell’areale del delta di ungulati come daini ed anche caprioli, che oltre a danneggiare le colture, specie le orticole ed i vigneti, sono un pericolo per la circolazione stradale, con diversi incidenti già avvenuti nelle scorse settimane. Non si tratta quindi di ipotizzare, in particolare per le nutrie, indennizzi, che non potranno mai essere soddisfacenti, quanto di operare per riportare la situazione in equilibrio, utilizzando metodi e mezzi idonei a ridurne la popolazione. In questo senso finalmente abbiamo riscontrato la volontà della Regione, come già assicurato dall’assessore regionale Mammi in occasione della nostra mobilitazione dello scorso 16 febbraio, di aumentare le risorse per le province e di semplificare il più possibile le norme per l’operatività dei coadiutori. È di pochi giorni fa la delibera che ha istituito il nuovo Piano Regionale per il controllo della Nutria 2026 – 2030, introducendo qualche novità che nei prossimi giorni troverà attuazione con le disposizioni operative della Provincia. Nel confermare che il piano di controllo è un servizio di pubblica utilità, si è data la possibilità di operare sia tramite trappolaggio con successiva soppressione, sia attraverso l’uso di armi, compreso carabina calibro 22 e fucili ad aria compressa non depotenziati, nell’ambito di un progetto che preveda tutte le misure di sicurezza concordate con le autorità competenti in materia, utilizzando anche sistemi di riconoscimento ed individuazione dei capi a distanza (binocoli, visori infrarossi, ottiche termiche, ecc.). Anche nelle aree protette è possibile intervenire, prioritariamente con trappole di cattura ed in accordo con gli enti di gestione e con limitazioni, anche con armi da fuoco. Come già in precedenza possono essere abilitati all’attuazione del piano anche i proprietari e conduttori dei fondi, in possesso di idonea formazione, oltre che il personale della Polizia Provinciale, le guardie venatorie, gli operatori professionali, come i cacciatori coadiutori, per i quali è stato previsto un aumento dei rimborsi, e per i quali l’attività non dovrebbe essere considerata un impegno hobbistico, quanto un vero e proprio servizio di utilità pubblica riconosciuto in modo professionale”.

Insomma dopo anni di tensioni e parziali risposte, pare che dal tavolo del 22 aprile si sia riportata la questione sui binari dell’indispensabile impegno di tutte le parti coinvolte per riportare in equilibrio il più possibile la popolazione della fauna selvatica nociva e invasiva nel Ferrarese.

“Con i fondi regionali – conclude Visotti – è possibile anche dotare di gabbie di cattura le aziende che ne fanno richiesta e si impegnano a gestirle. In questo caso è indispensabile che ogni forma di danneggiamento e sabotaggio di questi strumenti, siano denunciati alle autorità, chiarendo le responsabilità anche penali per chi si introduce nelle aziende agricole allo scopo di danneggiare beni pubblici ed interrompere una attività di controllo della specie che è necessaria. Diamo atto anche della volontà di agire, in sintonia con l’Ente Parco, per ridurre la pressione degli ungulati nell’area litoranea, auspicando che l’attività di regolazione e riequilibrio, anche a tutela della biodiversità e delle specie autoctone, non sia più un tabù ma oggetto di ponderate ed incisive azioni gestionali”.

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