Politica
23 Aprile 2026
Intervento del consigliere comunale del Pd: "Sarebbe stato più opportuno intitolare quello spazio verde a Tutte le vittime dell’odio politico che insanguinò il nostro Paese negli anni ’70 del Novecento"

Spazio pubblico intitolato a Ramelli. Nanni: “Iniziativa stonata”

di Redazione | 2 min

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Nei giorni scorsi è passata un po’ in silenzio e sottotono l’intitolazione di uno spazio verde al giovane studente Sergio Ramelli, militante di estrema destra ucciso nel 1975 in modo barbaro e del tutto ingiustificato. Ramelli aveva 18 anni e pagò con la propria vita il clima di duro scontro ideologico che si era creato a quel tempo in Italia.

Si stima che le vittime del terrorismo politico e dello stragismo degli anni ‘70,  dovuto alla cosiddetta “strategia della tensione”, siano circa 350. A perdere la vita per causa di opposti estremisti, o della dura risposta repressiva adottata dallo Stato, furono tanti giovani innocenti con storie diverse tra cui ricordiamo Giorgiana Masi, Francesco Lorusso, Fusto Tinelli, Lorenzo Iannucci, Walter Rossi, Claudio Varalli e Giannino Zibecchi.

Per questo stona l’iniziativa d’intitolare uno spazio pubblico alla memoria del solo Ramelli, proposta avanzata da Fratelli d’Italia e mai discussa in Consiglio comunale, adottata senza batter ciglio dalla Commissione Toponomastica del Comune di Ferrara. La scelta non solo è riduttiva ma rischia di creare confusione rispetto a un passato doloroso che non va rimosso o manipolato, bensì ricordato nella sua tragica interezza. Perché fa parte a pieno titolo della nostra Storia repubblicana e, soprattutto, ha molto da insegnare ai giovani d’oggi: le grandi utopie, le grandi speranze generazionali, devono nutrire progetti concreti e pacifici di cambiamento sociale. Mai atti di violenza fine a sé stessa.

In tante parti d’Italia, invece, abbiamo visto come il nome di Sergio Ramelli sia stato spesso strumentalizzato da organizzazioni di estrema destra per esaltare messaggi di odio e inscenare cupe celebrazioni neofasciste, condite da rituali anacronistici e inquietanti. L’umana pietà per un ragazzo incensurato e giovanissimo, ucciso in modo barbaro per motivi di puro odio ideologico, non è motivo sufficiente a giustificare celebrazioni politiche di parte, strumentali al tentativo di riabilitare un passato con troppe ombre e scheletri nell’armadio.

Per questo motivo credo sarebbe stato più opportuno intitolare quello spazio verde a Tutte le vittime dell’odio politico che insanguinò il nostro Paese negli anni ’70 del Novecento. Un vulnus con cui, prima o poi, la Commissione Toponomastica e il Comune di Ferrara dovranno fare nuovamente i conti. Non solo per evitare che la nostra città divenga meta di un pellegrinaggio sgradito ma anche, soprattutto, per realizzare un atto di memoria condivisa che parli davvero a tutti i ferraresi.

*Consigliere Comunale Pd Ferrara

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