Poggio Renatico
23 Aprile 2026
Tra le accuse c'erano urla, rumori e utilizzo di elettrodomestici nelle ore notturne. Non solo, anche le continue deiezioni lasciate dall'animale nel cortile condominiale

Coppia accusata per schiamazzi e cane incustodito. Lui condannato, lei assolta

di Davide Soattin | 2 min

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Poggio Renatico. In un clima di tensioni e screzi tra vicini di casa, l’avevano accusata – insieme all’ex compagno – di disturbo della quiete pubblica e di aver lasciato liberamente scorrazzare il cane, senza sorvegliarlo. Ma alla fine, il tribunale di Ferrara l’ha assolta, condannando solamente l’ex fidanzato convivente, con cui nel frattempo aveva troncato la relazione che li legava.

Tutto ha avuto inizio lo scorso 23 maggio, quando la vicina di casa della coppia ha sporto querela nei loro confronti, accusandoli di ripetuti schiamazzi, urla, rumori e utilizzo di elettrodomestici nelle ore notturne. Non solo: la donna ha anche segnalato le continue deiezioni lasciate dal cane dei due nel giardino di un condominio di Poggio Renatico, sostenendo che l’animale venisse lasciato senza l’adeguata sorveglianza. Comportamenti che, stando alla denuncia presentata dalla querelante, avrebbero compromesso in maniera significativa il riposo notturno e la qualità della vita quotidiana.

Per la coppia, dopo le indagini, la Procura aveva emesso due decreti penali di condanna: uno per lui, condannato a una sanzione amministrativa di qualche centinaio di euro, e uno per lei che però, tramite l’avvocato difensore Vittorio Zappaterra, ha fatto opposizione. Il decreto è stato quindi successivamente revocato e all’udienza di ieri (22 aprile) – dopo aver scelto di essere processata con rito abbreviato – la donna è stata assolta dal gup del tribunale di Ferrara, dopo essere riuscita a dimostrare che, in realtà, il responsabile di quelle condotte era il compagno convivente, unico proprietario del cane.

In aula infatti, durante la propria arringa, la difesa ha evidenziato che la posizione dell’imputata – per cui la Procura di Ferrara aveva comunque avanzato richiesta di condanna – era quella di “convivente non autrice delle condotte, erroneamente attratta nel perimetro della contestazione per il mero rapporto di coabitazione”. Ma la sola qualità di convivente – questa la tesi difensiva – “non è sufficiente a radicare una responsabilità penale, né a titolo di concorso né a titolo di omesso impedimento, in assenza di un obbligo giuridico di garanzia specifico e di una condotta causalmente orientata“.

La donna è stata quindi assolta da ogni accusa, mentre l’uomo è stato condannato in quanto ritenuto il responsabile materiale dei comportamenti contestati, nonché proprietario del cane.

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