Codigoro. “Oggi non inauguriamo soltanto un’opera d’arte, ma restituiamo alla nostra comunità un frammento prezioso della sua identità. Questo busto racchiude memoria, spiritualità e appartenenza: è un segno tangibile del legame indissolubile tra Codigoro e uno dei suoi figli più illustri, lo scultore Mario Sarto. Vederlo tornare qui, a distanza di tanti anni, significa rafforzare le nostre radici e consegnarle con orgoglio alle future generazioni”.
Queste le parole della sindaca di Codigoro, Alice Zanardi, che nel pomeriggio hanno accompagnato, al piano terra del Palazzo del Vescovo, sede della biblioteca comunale “Giorgio Bassani”, la scopertura del busto raffigurante il volto di Cristo in Croce, opera di Mario Sarto. All’importante evento hanno preso parte le Autorità militari, gli assessori comunali Graziella Ferretti e Stefano Adami e gli iscritti all’Università del Tempo Libero Unicultura, oltre a cittadini, che hanno condiviso un momento particolarmente sentito da tutta la comunità locale. L’opera, donata dal Stefano Amadini, privato cittadino trasferitosi da Bologna a Torino, è così tornata nella città natale dell’artista, a settant’anni dalla sua scomparsa, restituendo al territorio un importante tassello della sua produzione artistica.
Nato proprio a Codigoro nel 1885, Mario Sarto è stato uno dei più prolifici scultori del Novecento italiano, il quale ha saputo distinguersi per la capacità di unire tradizione e innovazione, con una produzione che spazia dall’arte sacra a quella monumentale e funeraria. Suoi sono numerosi capolavori di arte funeraria che, ancora oggi, si possono ammirare nelle Certose di Ferrara e Bologna. Sarto. inoltre, è anche l’artefice di numerosi monumenti ai caduti, tra i quali quelli dedicati al Milite Ignoto nelle piazze di Codigoro, Mezzogoro, Lagosanto, Cologna, Bondendo e di tanti altri paesi. L’esaltazione dell’epopea militare-contadina è il filo conduttore della gran parte delle sculture realizzate da Mario Sarto tra le due guerre mondiali. La scultura inaugurata oggi, invece, si inserisce nell’altro percorso parallelo, quello dell’arte sacra, seguito, per gran parte della sua vita, dallo scultore codigorese, diplomandosi nel 1908 all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, dopo aver frequentato anche la prestigiosa Accademia di Brera.
L’inaugurazione rappresenta dunque non solo un momento di valorizzazione artistica, ma anche un’occasione di riflessione culturale e di condivisione collettiva, nel segno della memoria e dell’identità del territorio.
La sindaca ha rinnovato sentiti ringraziamenti al benefattore Stefano Amadini per la generosa donazione, agli operai del Comune di Codigoro per il trasporto dell’opera e al dirigente Antonio Molossi, il cui impegno ha reso possibile il trasporto dell’opera, del peso di 110 chilogrammi. Uno speciale ringraziamento è stato rivolto ad Ixilon Studio, per la realizzazione della teca, in cui è stata allocata l’opera marmorea stessa.
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