Comacchio. La Procura di Ferrara ha chiesto cinque anni e mezzo di carcere per Giuseppe Esposito, 51enne napoletano, accusato di estorsione ai danni di una donna di Comacchio. Secondo il quadro accusatorio ricostruito dagli inquirenti, l’uomo – a processo anche per spaccio – l’avrebbe minacciata di gravi ritorsioni, anche nei confronti della figlioletta, per costringerla a saldare un debito che aveva contratto dopo essere stata risucchiata nella spirale del gioco d’azzardo.
I fatti, scoperchiati dall’inchiesta ‘Casinò‘ eseguita dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Ferrara, risalgono al periodo tra febbraio e maggio 2019. In quei mesi, stando all’accusa, il 51enne sarebbe subentrato come cessionario in un credito di circa 30mila euro che la vittima – nel frattempo deceduta – aveva contratto con un’altra persona, a cui aveva già rilasciato alcune cambiali, tra cui una da 7.220 euro. Con il passaggio del credito, tuttavia, l’importo del debito sarebbe levitato fino a 60mila euro complessivi.
Da quel momento, sarebbero iniziate le pressioni nei confronti della donna. A metà febbraio l’imputato le avrebbe detto: “Da oggi lei il debito ce l’ha con me. Io non metto la corda al collo a nessuno, però lei i soldi me li deve dare”. Le intimidazioni sarebbero proseguite nelle settimane successive, arrivando – sempre secondo la Procura – a minacce di morte, con promesse di violenze e mutilazioni ai danni della donna e della figlia, che avrebbero portato a un primo pagamento parziale il 28 marzo 2019.
Esposito – come detto poc’anzi – è imputato anche per spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, gli vengono contestati quattordici capi relativi alla cessione di cocaina, venduta al prezzo di 50 euro a dose, anche in maniera ripetuta a clienti abituali. In alcune circostanze avrebbe agito in concorso con un 41enne di nazionalità albanese, la cui posizione è stata però stralciata dopo il rientro in Albania, accompagnato dall’impegno a non fare ritorno in Italia.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Faveri, contesta l’impostazione accusatoria: “Riteniamo che l’estorsione non sussista. Non ci sono minacce tali da configurare il reato e si tratta di un credito esistente: al più si può parlare di esercizio arbitrario delle proprie ragioni”. Il legale ha quindi chiesto l’assoluzione del proprio assistito.
La sentenza è attesa per il prossimo 29 aprile.
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