Eventi e cultura
20 Aprile 2026
Martedì 21 aprile a Ferrara la conferenza di Giuseppe De Vita e Caterina Simoncello indaga il rapporto tra corpo, percezione e temporalità

Tempo, malattia e coscienza: alla biblioteca Ariostea un dialogo tra filosofia e medicina

di Redazione | 2 min

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Un invito a ripensare il tempo oltre la sua dimensione cronologica, per esplorarne le implicazioni più profonde nella vita umana e nella malattia. È questo il cuore della conferenza “Tempo, malattia e filosofia”, in programma martedì 21 aprile alle ore 17 presso la biblioteca Ariostea.

L’incontro, curato dall’Istituto Gramsci di Ferrara e dall’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, propone un percorso che intreccia riflessione filosofica e casi clinici della neurologia contemporanea. Al centro, la frattura tra il tempo oggettivo della medicina – misurabile, lineare – e quello soggettivo della sofferenza, vissuto e spesso irriducibile a parametri scientifici.

A guidare la discussione saranno Giuseppe De Vita e Caterina Simoncello, che prenderanno le mosse dal dualismo cartesiano per interrogare il confine tra corpo inteso come macchina e corpo vissuto. Un confine che si manifesta in modo emblematico in fenomeni come l’arto fantasma o la sindrome di Cotard, dove la percezione di sé entra in tensione con i dati oggettivi della clinica.

Attraverso il confronto con il pensiero fenomenologico e con le teorie delle scienze cognitive, il dialogo metterà in luce come la malattia non possa essere ridotta a un semplice guasto da correggere, ma rappresenti piuttosto una chiave di accesso alle strutture profonde della coscienza. Riferimenti a filosofi come Maurice Merleau-Ponty e alle prospettive neurofilosofiche di Antonio Damasio arricchiranno un confronto che mira a restituire alla medicina una dimensione interpretativa più ampia.

Il tema della temporalità emerge così come elemento centrale: non solo misura del cambiamento biologico, ma esperienza vissuta che definisce il rapporto tra individuo e mondo. In questa prospettiva, la cura si configura come ascolto del “tempo della vita”, in cui cuore e cervello tornano a dialogare in un’unità originaria.

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