Attualità
19 Aprile 2026
Con Vanessa Scalera ospite, la conduttrice della trasmissione di Rai 3 intreccia teatro classico e cronaca per raccontare la battaglia civile della madre del giovane ucciso

Patrizia Aldrovandi come Antigone: Geppi Cucciari riaccende la riflessione sul caso di Federico

di Redazione | 3 min

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Un richiamo potente alla tragedia classica per raccontare una vicenda contemporanea che continua a interrogare coscienze e istituzioni. Durante la trasmissione Splendida Cornice su Rai Tre, Geppi Cucciari ha proposto un intenso momento di riflessione, approfittando della presenza in studio dell’attrice Vanessa Scalera, nota anche per i suoi ruoli legati al teatro e alla narrazione di figure femminili complesse.

Il riferimento ad Antigone, figlia di Edipo e Giocasta, simbolo eterno della disobbedienza civile e morale, diventa così chiave di lettura per comprendere la lunga battaglia di Patrizia Moretti Aldrovandi. Un accostamento che, proprio davanti a un’interprete come Scalera, assume un valore ancora più significativo, richiamando la forza del teatro nel raccontare conflitti universali tra legge e giustizia.

Federico Aldrovandi morì il 25 settembre 2005 a Ferrara, durante un controllo di polizia, una vicenda che negli anni ha portato a diverse condanne per omicidio colposo e a un lungo percorso giudiziario e umano per la sua famiglia.

Nel corso della puntata, Cucciari e Scalera hanno ricostruito con parole nette quanto accaduto e il percorso della madre: “Patrizia Aldrovandi è la mamma di Federico che vent’anni fa stava tornando a casa a Ferrara, poi un po’ fatto, incontrò quattro agenti che lo fermarono e ne provocarono la morte. Da quel giorno Patrizia Aldrovandi ha cercato giustizia in qualche modo. Dopo infiniti processi l’ha ottenuta ma ha pagato con lo stigma della testarda, dell’isterica, delll’irriducibile, della donna insomma”.

Il racconto si è poi soffermato sulle difficoltà e sulle pressioni subite negli anni: “Intimidazioni. Si è anche ritrovata sotto l’ufficio una manifestazione di quelli che le avevano restituito il figlio morto”.

Davanti a Vanessa Scalera, il discorso si è quindi spostato sul piano teatrale e simbolico, con il richiamo esplicito alla tragedia sofoclea: “Nell’antigone di Sofocle alla fine si suicidano tutti perché i greci erano così, un po’ dei mattacchioni”. Ma la storia di Patrizia Aldrovandi, a differenza di quella di Antigone, trova un esito diverso. Cucciari ha sottolineato la forza e la determinazione della madre: “Patrizia invece ha vinto con la sua forza tranquilla che le veniva dal sangue, lo stesso di Federico e sarebbe la sua una storia da raccontare a chiunque, al teatro, al cinema”.

Un passaggio finale ha riguardato anche il futuro della memoria di Federico, affidata al racconto cinematografico, tema che ha idealmente coinvolto anche l’ospite in studio, interprete sensibile di storie civili: “Il documentario su Federico e su sua madre non ha ottenuto il sostegno pubblico, ma a settembre cominceranno a girarlo lo stesso perché questa è la forza del piccolo cinema e di una piccola madre. Che a volte possono persino cambiare il finale di una tragedia greca”.

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