Politica
19 Aprile 2026
Rifondazione comunista ragiona sull'opportunità di intitolare uno spazio pubblico alla memoria di Sergio Ramelli

La Medaglia e la targa

di Redazione | 3 min

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Venerdì 17 aprile il Comune di Ferrara ha intitolato un’area verde a Sergio Ramelli, diciottenne militante del Fronte della Gioventù, ucciso a Milano nel 1975 da militanti di Avanguardia Operaia. La proposta è del vicesindaco Alessandro Balboni, presidente provinciale di Fratelli d’Italia.

L’omicidio di Ramelli fu una tragedia accertata giudiziariamente. Il significato pubblico dell’iniziativa, tuttavia, va oltre la dimensione della memoria individuale e si colloca dentro una più ampia lettura politica della storia recente italiana.

La medaglia sul gonfalone. Ferrara porta dal 1988 la Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Resistenza. La motivazione richiama una città “legata a solide tradizioni di lotte operaie e popolari”, sottoposta a “una feroce ed inumana repressione fascista”, che “non dà tregua ai nazifascisti” e “insorge al fianco delle forze partigiane”. Non si tratta di un elemento simbolico marginale, ma di una delle fondamenta della memoria pubblica cittadina.

Il Fronte della Gioventù era l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, formazione nata nel dopoguerra anche da esponenti della Repubblica Sociale Italiana. La relazione storica tra MSI, Alleanza Nazionale e Fratelli d’Italia è oggetto di ampia letteratura politica e storiografica.

In questo contesto, l’intitolazione di uno spazio pubblico a un militante di quell’area politica può essere percepita come una scelta non neutra rispetto alla storia e all’identità antifascista della città.

Il 17 aprile. La cerimonia si svolge il 17 aprile, data che coincide con anniversari legati alla violenza politica del 1975, tra cui la morte di Giannino Zibecchi durante le manifestazioni seguite all’uccisione di Claudio Varalli. In quei giorni si registrarono anche altre vittime, in un clima di forte tensione politica e sociale.

La collocazione temporale dell’iniziativa, a ridosso del 22 aprile (Liberazione di Ferrara) e del 25 aprile, inevitabilmente contribuisce a inserirla dentro una cornice simbolica che non può essere ignorata, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate.

I nomi che mancano. Negli stessi anni della violenza politica, numerosi giovani militanti di sinistra furono uccisi in episodi riconducibili a quello scontro. Tra questi, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi, Walter Rossi, Giorgiana Masi, Valerio Verbano e altri.

A Ferrara, almeno fino a oggi, non risultano intitolazioni di spazi pubblici a queste figure. Questo dato viene spesso letto come una discontinuità nella rappresentazione della memoria pubblica.

La mancata accoglienza, nel 2021, della proposta di intitolare uno spazio a Gino Strada ha ulteriormente alimentato il dibattito sul criterio con cui vengono selezionate le figure da ricordare nella toponomastica cittadina. Su alcuni elementi del dibattito politico relativi a quel periodo esistono letture differenti e non sempre univoche sul piano storico.

Lo spazio pubblico non è neutro. Le scelte di toponomastica non sono mai puramente tecniche: riflettono una visione della storia e contribuiscono a costruire una memoria condivisa. Per questo, l’intitolazione di uno spazio pubblico non può essere letta solo come un gesto commemorativo individuale, ma anche come un atto dal valore simbolico e politico.

Nel caso di Ferrara, la coesistenza tra la Medaglia al Valor Militare per la Resistenza e iniziative di questo tipo apre una domanda inevitabile: quale narrazione della storia recente viene oggi trasmessa attraverso lo spazio pubblico?

Rifondazione Comunista

Federazione di Ferrara

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