Attualità
13 Aprile 2026
L'obiettivo è la riqualificazione dell’area dell’antica Delizia estense, un tempo esistente nell’area verde oggi compresa tra via Santa Maria degli Angeli, via Giacomo Leopardi e via Orlando Furioso

Inizia la fase conclusiva del progetto per la riscoperta della Delizia di Belfiore

di Redazione | 4 min

Leggi anche

Litiga in strada, non dà i documenti e sferra una gomitata a un poliziotto

Litiga con un uomo, poi - all'arrivo della polizia di Stato, rifiuta di dare i documenti e colpisce gli agenti. È quanto avvenuto nella notte tra domenica 12 e lunedì 13 aprile nella prima periferia di Ferrara quando, intorno all'1.30, una pattuglia dell'Upgsp è intervenuta per calmare una discussione tra due persone

Marani: “Unesco pronta a commissione d’inchiesta”

L'Unesco starebbe valutando l'apertura di una commissione d'inchiesta con l'invio di una delegazione a Ferrara già nelle prossime settimane. A dare questa notizia è Diego Marani, scrittore e intellettuale ferrarese che aveva preso posizione sul "catafalco" eretto in piazza Trento Trieste per gli eventi targati Mediaset definendolo "nemico di qualsiasi tipo di cultura"

Mille persone colorano il centro con Vivicittà

Tante presenze per Vivicittà che per questa edizione ha visto partenza e arrivo in piazza Cattedrale, mentre il ritrovo è stato in piazza municipale. Nella mattinata del 12 aprile circa mille persone, tra podisti e camminatori, chi con il proprio amico a quattro zampe, hanno partecipato all’evento

L’iniziativa “Che Delizia Belfiore!” è la conclusione del progetto triennale ideato e diretto dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, realizzato a cura del Gruppo Archeologico Ferrarese (Gaf), con l’apporto delle scuole e dei cittadini ferraresi.

Il progetto, i cui primi 3 anni si sono svolti tra il 2022 e il 2024, ha come obiettivo la riqualificazione dell’area dell’antica Delizia estense, un tempo esistente nell’area verde oggi compresa tra via Santa Maria degli Angeli, via Giacomo Leopardi e via Orlando Furioso, ora lasciata incolta, che misura circa un ettaro e mezzo.

I dettagli operativi dell’a parte conclusiva del progetto sono stati illustrati in residenza municipale dall’assessore alla Cultura Marco Gulinelli insieme a Carolina Ascari Raccagni funzionaria Archeologa della Soprintendenza Sabap e Chiara Guarnieri ispettore onorario all’Archeologia.

“Abbiamo creduto da subito in questo progetto, sostenendolo interamente con risorse comunali – ha fatto sapere in una nota il sindaco Alan Fabbri – perché recuperare la nostra storia significa investire sull’identità della città e sul suo futuro. Belfiore non è solo un sito archeologico, ma un pezzo della Ferrara estense che torna a vivere e che può diventare un punto di riferimento culturale e educativo per le nuove generazioni, oltre che un importante esempio di riqualificazione di un’area abbandonata attraverso un progetto di parco archeologico verde”.

Alcuni dei reperti catalogati

Gli obiettivi principali sono la riscoperta dell’antica Delizia di Belfiore, mai scavata e ora non più esistente oltre al coinvolgimento di studenti e cittadinanza sull’importanza della conoscenza e della conservazione dei propri Beni Culturali e alla valorizzazione un’area verde dalle grandi potenzialità.

“Le indagini alla Delizia di Belfiore sono un esempio di sinergia tra enti e soggetti differenti – sottolinea l’architetto Eugenia Valacchi, soprintendente per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara – volta in primo luogo alla tutela e poi alla valorizzazione dei risultati raggiunti. Il traguardo di una conoscenza cui si giunge tramite una partecipazione condivisa rende possibile che la tutela sia partecipata e non imposta”.

Per realizzare questi obiettivi il Gaf, affiancato da esperti archeologi professionisti, ha attivato un percorso di collaborazione con le scuole superiori ferraresi per avvicinare i ragazzi al mondo dell’archeologia, della tutela e della conoscenza del proprio passato. Gli studenti, dopo un’apposita formazione, hanno preso parte attiva alle campagne di scavo, coadiuvati dai professionisti e dai membri esperti del gruppo. Le campagne di scavo sono diventate un vero e proprio “cantiere aperto” a chiunque volesse conoscere ed avvicinarsi a questa attività.

“Il valore di questo progetto – evidenzia l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli – sta proprio nel modello che propone: unire ricerca scientifica, formazione e partecipazione. Per troppo tempo la Delizia di Belfiore è rimasta invisibile, sepolta e dimenticata. La cultura non è qualcosa di astratto: è studio, impegno, capacità di sporcarsi le mani e andare a fondo in un passato che spesso non si conosce come si dovrebbe”.

Il precedente progetto triennale ha consentito di realizzare una serie di sondaggi di scavo che nel corso delle diverse annualità hanno ampliato l’area di indagine portando in luce buona parte delle strutture della Delizia; è avvenuta anche la scoperta di una grande di una vasca da butto che ha portato in luce una serie di ceramiche, vetri ed oggetti particolari (un pedone degli scacchi ad esempio) databili alla metà del XVI secolo. La zona scavata nel 2024 è probabilmente da riconoscere come quella dedicata alle cucine e agli ambienti di servizio. Nell’anno in corso sarà realizzato uno scavo che consenta di unire le due aree già indagate, in modo da permettere la ricostruzione, la più veritiera possibile, della planimetria dell’antica Delizia, della quale non rimane più alcun resto. Le indagini geomagnetiche, realizzate nel primo anno del progetto, hanno infatti evidenziato la presenza di murature nell’area che si vuole indagare.

Nello stesso tempo l’adesione delle scuole al progetto e il coinvolgimento attivo degli alunni anche in attività collaterali quali la realizzazione di podcast, power point e presentazioni al pubblico dei risultati raggiunti, invitano a proseguire questo progetto che si pone come strumento attivo di avvicinamento dei giovani alla propria storia. L’interesse al Progetto del Dipartimento di Didattica della Storia dell’Università di Bologna ne è la dimostrazione. Le nuove indagini vedranno la prosecuzione dello scavo archeologico in un’area che permetta di unire le zone già scavate, l’ultimazione delle indagini scientifiche (studio dei resti ossei, restauro e studio dei materiali), lo studio dei materiali, il tutto finalizzato alla realizzazione di una mostra e di un libro dedicato a questa scoperta.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com