di Riccardo Giori
Oggi (11 aprile) a Bondeno, in piazza Giuseppe Garibaldi, circa centocinquanta persone si sono ritrovate davanti al municipio per opporsi alla presentazione della proposta di legge sulla cosiddetta “remigrazione“, promossa alla Sala2000 – a poche centinaia di metri di distanza – da un comitato formato da gruppi riconducibili all’estrema destra extraparlamentare, tra cui Forza Nuova, CasaPound e Veneto Fronte Skinhead.
Due luoghi, due visioni inconciliabili della società: da una parte, in una sala chiusa, chi propone espulsioni e selezioni su base identitaria. Dall’altra, in piazza, chi rivendica diritti, uguaglianza e convivenza. Una piazza viva, determinata, attraversata da parole chiare: antifascismo, Costituzione, diritti. Il presidio ha visto la partecipazione di numerose realtà, da Rete per la Pace di Ferrara, Cittadini del Mondo, Mediterranea Saving Humans, fino alle sigle sindacali come Cgil e Fiom, oltre a Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà e Movimento 5 Stelle. Non solo presenza simbolica, ma anche contenuto politico, al presidio vengono letti articoli della Costituzione, snocciolati dati sul contributo fondamentale delle persone migranti all’economia italiana, raccontate storie di vite costruite qui, di lavoro, dignità, appartenenza. Un contro-racconto netto rispetto a una proposta che, secondo gli organizzatori, introduce un principio pericoloso e anticostituzionale: diritti non più universali, ma subordinati all’origine
Durissimo l’intervento di Barbara Diolaiti di Rete per la Pace: “Pare necessario reagire contro chi tenta di mascherare un piano eversivo e antidemocratico agitando la teoria del complotto della sostituzione etnica”. Parole che in piazza trovano consenso e applausi. “È evidente che l’obiettivo finale è arrivare a un etno-stato bianco”, denuncia, ricordando come a Bondeno il 16% della popolazione sia composta da cittadini stranieri, “persone che lavorano e contribuiscono alla vita economica e sociale della città”. Il richiamo è esplicito e storico: diritti che si vorrebbero togliere, esclusione istituzionalizzata, ritorni a pagine buie. “Non si può rimanere in silenzio, limitandosi a sperare che nulla di ciò che è già accaduto accada di nuovo. Bisogna scegliere da che parte stare e noi l’abbiamo scelto”.
Anche Veronica Tagliati, segretaria generale Cgil di Ferrara, non usa i guanti di velluto mentre dal microfono sostiene che “le tesi sostenute da questo sedicente comitato, che richiamano esplicitamente logiche di esclusione e la teoria della sostituzione demografica, rappresentano un attacco frontale ai principi della nostra Costituzione, al vivere civile delle nostre popolazioni e al giusto apporto che tutte le comunità possono avere rispetto a principi come l’uguaglianza e la solidarietà del territorio”, sottolineando nel suo intervento anche l’insostenibilità economica della proposta di legge dell’ultra destra: “Vogliono sottrarre risorse a sanità, istruzione e welfare per finanziare la remigrazione dei lavoratori stranieri presenti in Italia che lavorano e contribuiscono legalmente con le proprie risorse con la propria attività al benessere del nostro paese”. In un contesto globale segnato da crisi, guerre e rincari, viene definito “disumano e assolutamente inaccettabile anche solo ipotizzare la costituzione di un fondo nazionale che sottrae risorse per il benessere dei propri cittadini, per attuare una remigrazione forzata a cittadini regolarmente in questo paese che contribuiscono con le loro tasse al benessere di questi territori, questo è assolutamente inaccettabile”.
Corrado Oddi di Rete Giustizia Climatica e Carola Peverati di Cittadini del Mondo portano invece esempi concreti, parlando di “remigrazione legalizzata” collegando il tema alle dinamiche locali come gli sfollati del grattacielo di Ferrara, “è una vergogna – dice Peverati – pensare solo a espellere gente che lavora e paga le nostre pensioni”, e aggiunge “la nostra protesta però deve proseguire e deve essere più approfondita perché non è giusto che le persone che sono qua e sono i nostri amici e colleghi vengono trattati in questo modo”.
Tra le voci più forti quella di una giovane rappresentante della Rete degli Studenti Medi. “Remigrazione non è che un altro modo per parlare di deportazione”, un’accusa diretta, senza giri di parole, continua, “ma non è una proposta spuntata dal nulla, sono gli stessi partiti a capo del nostro governo che l’hanno provata a presentare in Senato. Al referendum del 23 marzo scorso abbiamo fatto vedere che noi come cittadini e cittadine e come studentesse e studenti crediamo fermamente nella nostra Costituzione. La vera democrazia quella scritta nella Carta Costituente non è basata sulla paura del diverso”.
A prendere la parola anche Michele Marchetti, candidato sindaco per le prossime tornate elettorali del 24-25 maggio, in contrapposizione dell’attuale maggioranza a Bondeno: “io sono un bondenese da sempre, la mia comunità è una comunità prettamente agricola, dove ci sono centinaia di extracomunitari che lavorano regolari, che lavorano onestamente e che contribuiscono a benessere ovviamente della nostra comunità, questa cosa della remigrazione è un attentato alla nostra Costituzione, sono cose assurde, fuori dal tempo, che non hanno ragione di esistere”.
Il presidio di piazza Garibaldi rappresenta quindi uno dei momenti più visibili del confronto in atto sul territorio ferrarese attorno alla proposta di legge sulla remigrazione, promossa da ambienti dell’estrema destra e oggetto di crescente opposizione da parte di associazioni, sindacati e forze politiche.
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