Il tenente Pierluigi Elia conclude il periodo formativo a Ferrara
Volge al termine il periodo formativo del tenente Pierluigi Elia presso il Comando provinciale dei carabinieri di Ferrara
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“Forse tutto questo rumore dà ancora fastidio a qualcuno, dopo vent’anni“. Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, commenta così l’esclusione del film “Aldro Vive” dai finanziamenti ministeriali.
Nel farlo, Moretti lega la decisione a un tema che attraversa tutta la storia: quello del silenzio. Ricorda come già nel 2005 attorno alla morte del figlio si fosse costruita una “strategia del silenzio”, tra difficoltà nel far emergere le notizie e resistenze anche nel mondo dell’informazione.
Un silenzio poi superato grazie all’attenzione pubblica e al lavoro giornalistico, ma che, a suo avviso, non è del tutto scomparso: “Gli omicidi commessi da componenti delle forze dell’ordine non sono notizie da dare, piuttosto da nascondere. E anzi, veicolare l’informazione sul buonismo e sui vari telefilm in cui vediamo continuamente poliziotti buoni che sono sicuramente la maggioranza, però credo che conoscere approfonditamente queste vicende sia una garanzia per i cittadini e per i componenti onesti delle forze dell’ordine“, aggiunge Moretti.
È in questo contesto che legge anche quanto accaduto in questi giorni. Il ventennale del 2025, segnato da numerose iniziative e momenti di memoria anche istituzionali, potrebbe aver riportato la vicenda al centro in modo “scomodo”: un’attenzione diffusa che “forse dà ancora fastidio a qualcuno”.
Sul piano delle scelte del ministero, la madre di Aldro non entra nel merito tecnico dei criteri, ma esprime una valutazione chiara: decisioni “discutibili”, soprattutto considerando il valore sociale del progetto e il fatto che si tratti di un’opera di un autore emergente. Manuel Benati è infatti un regista esordiente, diplomatosi alla Blow-up Academy di Ferrara. A suo giudizio, proprio lavori di questo tipo avrebbero maggiore necessità di sostegno rispetto a produzioni già strutturate.
Allo stesso tempo, respinge una lettura puramente politica della vicenda. Nella sua esperienza, maturata in vent’anni, i condizionamenti non si collocano lungo una linea di partito ma dipendono dalle persone: dinamiche trasversali che hanno inciso nel tempo sulla possibilità di far emergere e raccontare i fatti.
Il film andrà comunque avanti: le riprese dovrebbero iniziare a settembre, con uscita prevista il prossimo anno. Moretti, che ha letto la sceneggiatura, lo definisce un’opera “liberamente tratta” dalla storia del figlio, capace di stimolare riflessione e approfondimento pur senza essere una ricostruzione documentaristica.
A intervenire sul caso è anche l’avvocato Fabio Anselmo, che sui social amplia il discorso ai criteri di finanziamento delle opere culturali. Ferrara, osserva, torna al centro dell’attenzione nazionale “in un contesto che solleva più di una domanda” sulle scelte pubbliche.
Il punto, precisa, non è mettere in contrapposizione i progetti sostenuti (“Come il biopic su Gigi D’Alessio o la storia del ristorante Anema e Core di Capri”, scrive Anselmo) e quelli esclusi, ma interrogarsi sui criteri adottati. La storia di Aldrovandi, definita “una ferita aperta” per Ferrara e per l’Italia, non può essere considerata marginale senza che questo comporti una responsabilità che va oltre la valutazione tecnica.
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