La Corte d’Appello del tribunale di Bologna ha escluso l’aggravante della transnazionalità nel processo alla mafia nigeriana, determinando così un’ulteriore riduzione delle condanne inflitte ai tredici membri del clan Vikings/Arobaga. Le pene, infatti, erano già state ridimensionate nel primo giudizio di secondo grado, prima che la Cassazione disponesse un nuovo rinvio in appello.
La decisione dei giudici bolognesi della terza sezione penale, che hanno accolto le richieste delle difese, è arrivata nel pomeriggio di ieri, giovedì 9 aprile.
Ma quando viene contestata l’aggravante della transnazionalità? Viene contestata quando un reato riceve il contributo di un gruppo criminale attivo anche all’estero. Può essere applicata anche ai reati associativi, ma a una condizione precisa: il gruppo che opera fuori dall’Italia deve essere distinto da quello imputato nel processo.
Nel caso della mafia nigeriana ‘ferrarese’, però, le difese hanno sostenuto che dalla stessa sentenza di primo grado emerga come i giudici non abbiano mai tracciato una reale distinzione tra il sodalizio operante in Nigeria e quello attivo a Ferrara. Secondo questa lettura, quindi, non si tratterebbe di due organizzazioni separate, ma di un unico gruppo articolato su più territori.
La cellula ferrarese, dunque, sarebbe soltanto una diramazione di quella nigeriana, e non un’organizzazione autonoma. Proprio per questo, secondo le difese degli imputati, sarebbe venuto meno uno dei presupposti necessari per contestare l’aggravante della transnazionalità, come poi ha sentenziato la Corte d’Appello di Bologna.
“Avevamo sostenuto fin da subito che l’aggravante non c’era e quindi siamo soddisfatti perché almeno su questa frazione di sentenza abbiamo avuto ragione” è il commento dell’avvocato Giampaolo Remondi, che difende uno degli imputati.
Passa così da 13 anni, 3 mesi e 20 giorni a 10 anni e 3 mesi la condanna inflitta a Emmanuel Okenwa, in arte Dj Boogie e capo clan, mentre Emmanuel Albert – inizialmente condannato a 12 anni, 3 mesi e 20 giorni – dovrà scontare 9 anni, 7 mesi e 20 giorni di pena. Pene ridotte anche per Lucky Anthony Odianose e Godspower Okoduwa, rispettivamente condannati a 10 anni e 5 mesi (dagli iniziali 13 anni e 1 mese) e 9 anni e 7 mesi (dagli iniziali 12 anni e 4 mesi).
La Corte d’Appello ha inoltre ridotto a 12 anni e 3 mesi (inizialmente erano 13 anni, 1 mese e 20 giorni) la condanna nei confronti di Henry Arehobor, così come nei confronti di Glory Egbogun (da 11 anni, 4 mesi e 10 giorni a 9 anni e 2 mesi), di Irabor Igbinosa (da 11 anni, 2 mesi e 20 giorni a 9 anni) e Kingsly Okoase (da 11 anni, 4 mesi e 20 giorni a 9 anni e 2 mesi). Musa Junior e Shaka Abubakar passano rispettivamente a 9 anni, 4 mesi e 10 giorni (da 11 anni e 7 mesi) e a 8 anni e 4 mesi (da 11 anni).
A Felix Tuesday sono stati inflitti 7 anni e 1 mese (inizialmente 9 anni, 3 mesi e 20 giorni), mentre a Stanley Onuoha e Gbidy Trinity dovranno scontare 6 anni e 8 mesi. Inizialmente erano stati entrambi condannati a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni.
Erano invece già stati assolti in appello Jacob Chedjou, Igene Joel e per Jonah Omon.
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