Cronaca
30 Marzo 2026
Il 44enne Matteo Nocera era in carcere dal luglio scorso. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso avanzato dalla difesa

Argenta, ai domiciliari l’infermiere indagato per omicidio in ospedale

di Davide Soattin | 3 min

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Argenta. Non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari, il 44enne Matteo Nocera, l’infermiere indagato per la morte sospetta del paziente 83enne Antonio Rivola, avvenuta – a settembre 2024 – all’interno del reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani Vandini di Argenta, dove l’anziano era ricoverato.

L’applicazione di una misura cautelare meno afflittiva è stata disposta dal Tribunale delle Libertà di Bologna, che ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato difensore dell’uomo, Lorenzo Valgimigli.

Ormai da otto mesi infatti, dallo scorso 12 luglio, Nocera era in carcere a Ravenna dopo che i giudici per le indagini preliminari di Ferrara e Ravenna avevano concordemente riconosciuto il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Il provvedimento era stato disposto a seguito degli accertamenti dei carabinieri, che erano riusciti a raccogliere elementi ritenuti idonei a ipotizzare il rischio di possibili ritorsioni nei confronti dei colleghi che avevano segnalato anomalie e sospetti.

La principale accusa che il pubblico ministero Barbara Cavallo oggi muove all’infermiere è quella di omicidio volontario aggravato per aver somministrato all’anziano paziente, senza alcuna finalità terapeutica (perché finalità terapeutiche non le ha), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante che solitamente si utilizza solo per favorire l’intubazione in casi di anestesia generale e va accompagnato dalla respirazione artificiale. In caso contrario, può risultare letale perché chi lo assume non è in grado di respirare in modo naturale.

Il 44enne deve inoltre difendersi dall’accusa di maltrattamenti aggravati nei confronti di altri otto pazienti (persone offese assieme all’Ausl e al Ministero della Salute) ricoverati all’ospedale di Argenta tra il settembre e l’ottobre di due anni fa. Per la Procura di Ferrara, infatti, avrebbe dato in maniera abituale agli anziani ricoverati benzodiazepine e sedativi, come Midazolam, Haldol e Naloxone (quest’ultimo peraltro scaduto, ndr), in assenza di prescrizioni mediche ufficiali da parte dei medici di turno.

Per questo motivo deve anche rispondere di esercizio abusivo della professione medica per la quale è richiesta ovviamente una speciale abilitazione dello Stato, oltre che di falso in atto pubblico, dal momento che avrebbe appositamente attestato falsamente fatti non veri nelle cartelle cliniche dei pazienti per coprire i presunti maltrattamenti. È il caso di un paziente a cui l’infermiere diede, in ipotesi di accusa, arbitrariamente un sedativo. Questo però non venne annotato in cartella clinica dove si dava atto dell’assopimento dell’anziano senza indicarne la reale causa e venne poi indicata la prescrizione del farmaco quando questo era già stato somministrato.

In una circostanza, invece, il 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe lesionato in maniera grave un paziente con un bisturi, effettuando un’incisione senza anestesia nelle parti intime che gli provocò dolori e conseguenze. Stando a quella che è l’accusa infatti, dopo quel fatto, l’anziano – che sarebbe stato sottoposto anche a umiliazioni verbali – fu costretto a un ulteriore intervento chirurgico da cui si riprese solamente dopo quaranta giorni di convalescenza.

All’infermiere 44enne vengono inoltre contestati i reati di truffa, in relazione a un titolo di studio “fantasma” che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato conseguito indebitamente in Romania per consentirgli di lavorare per l’Ausl senza però averne diritto, nonché di interruzione di pubblico servizio. Quest’ultima accusa è condivisa con una dottoressa del reparto, la quale risulta inoltre indagata – sempre in concorso con l’infermiere – per il reato di falso in atto pubblico.

La donna, difesa dall’avvocato Maria Luigia Mezzogori, avrebbe infatti fatto da “scudo” a Nocera: secondo la Procura, avrebbe compilato in modo non veritiero le cartelle cliniche di alcuni pazienti, omettendo in alcuni casi di annotare circostanze rilevanti. Poi, sempre stando all’accusa, avrebbe chiesto all’infermiere indagato – mentre era in servizio – di allontanarsi dall’ospedale per andare nell’abitazione della propria anziana madre e prestarle assistenza medica domiciliare.

 

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