Attualità
25 Marzo 2026
La pace è stata l’elemento centrale di ogni intervento. Il discorso del presidente del consiglio studentesco: “Temiamo di non avere la fiducia necessaria a esprimerci”

Unife. Aperto il 635esimo Anno Accademico

di Redazione | 4 min

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di Tommaso Piacentini

L’università come palestra per la pace. È con il tono solenne delle grandi cerimonie e con la profondità della riflessione sul presente storico, che è stato inaugurato ieri – martedì 24 marzo – il nuovo anno accademico dell’Università di Ferrara, il 635esimo dalla fondazione.

Nella cornice del Teatro Nuovo e alla presenza delle autorità e dei Magnifici delle altre università, ha preso per prima la parola la rettrice Laura Ramaciotti: “Quella che celebriamo oggi non è soltanto una ricorrenza del calendario universitario. È, per sua natura, il momento più solenne della vita di un Ateneo”.

Ramaciotti ha sottolineato l’opportunità, offertale anche in virtù della neo-elezione a presidente del Crui, “di intensificare il dialogo e l’ascolto con le molte realtà che compongono il sistema universitario del nostro Paese”, opportunità che “ha rafforzato in me la consapevolezza del valore che le università incarnano: un patrimonio prezioso di intelligenze e competenze, di ricerca, di pluralismo culturale, di presidio civile e democratico”.
La rettrice ha poi rivolto il proprio ringraziamento alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, con cui “lavoriamo da mesi senza pausa e in modo costruttivo a un pacchetto di riforme e iniziative orientate al rafforzamento del sistema universitario e della ricerca”, sancendo una collaborazione tra Crui e Ministero “improntata a spirito di servizio e senso delle istituzioni”.

Ramaciotti ha poi sollecitato una riflessione sul momento storico presente: “Viviamo in tempi che sfuggono a letture semplici e mettono in discussione certezze ritenute acquisite. I conflitti ai confini della Comunità Europea, le nuove tensioni tra le grandi potenze e le loro ricadute sociali ed economiche; ma anche le trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, l’impatto delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, la crescente polarizzazione del dibattito pubblico. Tutto concorre a restituirci l’immagine di un mondo che incrina i nostri schemi di interpretazione, a una velocità tale da mettere a dura prova la nostra capacità di elaborarne di nuovi”.

Da questo quadro alquanto desolante, il sistema universitario si staglia secondo la Magnifica come baluardo della conoscenza e del libero scambio di opinioni: “Vorrei soffermarmi anche su un altro aspetto che considero decisivo: il modo in cui, all’interno dei nostri atenei, prende forma la legittima espressione delle opinioni. Così come non è la guerra a poter risolvere la guerra, allo stesso modo non è con la violenza che si può contrastare la violenza”.

“L’università è una palestra per la pace – ha affermato Ramaciotti -. Lo è perché privilegia sempre la razionalità, la volontà di costruire e di migliorare sia i singoli individui sia l’intera società”.

È proprio sulla capacità di costruire, soprattutto partendo dai propri errori, che si è incentrato il discorso di Ludovico Nanetti, presidente del Consiglio degli studenti: “La determinazione si misura proprio sulla capacità di affrontare e metabolizzare gli insuccessi. Le più grandi personalità della storia sono quelle che hanno potuto rialzarsi ancora e ancora, fallimento dopo fallimento”.

Determinazione con cui, secondo Nanetti, i giovani studenti devono affrontare il proprio percorso “accademico e di vita”, rivolgendo una parola di ringraziamento alle generazioni passate “che ci devono guidare nella crescita e nella formazione” ma senza dimenticare la spinta innovativa che solo i giovani riescono a offrire alla società: “Quante volte con la scusa di un rimprovero si tenta di sminuire il nostro valore? Quante volte invocando il rispetto dell’anzianità si mascherano episodi di nonnismo? Quante volte per la paura di vederci fallire non ci viene concessa nemmeno la possibilità di tentare?”

“Non si tratta di vittimismo – ha proseguito Nanetti -. Siamo i primi a cercare l’opinione di chi è più maturo di noi, anche e soprattutto quando è severa. Quello che temiamo, però, è di non avere la fiducia necessaria ad esprimerci, a metterci in gioco e anche a sbagliare”.

Il presidente del consiglio studentesco ha poi elencato gli stereotipi che sempre più i giovani si sentono rivolgere, tra i quali spicca “i giovani non hanno più voglia di studiare”: “Nell’anno accademico 2024-2025, l’Università di Ferrara ha registrato 6349 nuovi immatricolati e un numero complessivo di iscritti che si aggira intorno ai 30mila – ha controbattuto Nanetti -. Un dato preoccupante, invece, è quello delle borse di studio che nel 2025 in Emilia Romagna non sono riuscite a coprire il totale degli studenti che ne avrebbero avuto diritto. Piuttosto che puntare il dito contro i giovani, che non avrebbero voglia di lavorare, studiare e impegnarsi, le istituzioni mettano tutti nelle condizioni per farlo”.

A seguito dell’intervento di Francesca Zucchini, presidente del consiglio del personale tecnico-amministrativo, che ha ribadito il fermo rifiuto della guerra, il ripudio della violenza e la salvaguardia del pluralismo come presupposto per preservare la democrazia, si è tenuta la prolusione del presidente dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille dal titolo “L’italiano tra passato, presente e futuro”.

Una lingua, quella italiana, che “non si è imposta con la violenza, ma con la forza della letteratura” e che con l’avvento del nuovo millennio sta vivendo la propria parabola discendente: “La forte immigrazione, la comunicazione mediata dal computer, l’affermazione dell’inglese” ne sarebbero le principali cause, così come “l’avvento dei social” che sarebbe stato il trampolino di lancio per un italiano “violento, sbrigativo e sgrammaticato”.

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