di Emanuele Gessi
I comitati civili ferraresi si fanno parte attiva del passaggio in Assemblea legislativa della legge regionale sugli impianti alimentati a fonti rinnovabili. Nella mattina del 25 marzo il Coordinamento provinciale dei Comitati No biogas/biometano e Forum Ferrara Partecipata prendono parte infatti alla seduta della Commissione regionale Ambiente. Prima tappa per portare la voce del territorio là dove entro fine aprile verrà ratificata una nuova legge di riferimento sul tema. Al centro della normativa in fase di definizione le indicazioni per le aree idonee, che andranno a regolamentare l’insediamento, fra l’altro, delle centrali a biogas e biometano. La cui proliferazione nella provincia di Ferrara è cosa nota. Così come un diffuso malcontento dei residenti per una situazione che viene vissuta alla stregua di “una colonizzazione” allo stato attuale delle cose, hanno rimarcato ieri mattina Sandra Travagli, Corrado Oddi, Roberto Piccioli e Giangaetano Pinnavaia in conferenza stampa.
Dal che ne deriva la necessità di non farsi sfuggire la congiuntura in cui l’imminente emanazione della nuova legge apre scenari di cambiamento da parte della Regione Emilia-Romagna. I referenti auspicano una capacità di incidere rinnovata dell’ente per “togliere forza alle logiche di profitto del mercato” e restituire centralità al perseguimento del bene comune.
Fra i punti fondamentali che verranno avanzati in Commissione, da parte delle realtà ferraresi spalleggiate da Reca (Rete emergenza climatica e ambientale), la richiesta di rimettere mano a un punto dirimente dell’attuale normativa. Ovvero la percentuale di superficie agricola utilizzabile per accogliere impianti a fonti rinnovabili: “Attualmente la Regione stabilisce una soglia del 2%, a livello comunale e provinciale, con possibili deroghe in eccesso”. Notare bene: “La Regione elabora questo parametro a partire da oggi, senza tenere in considerazione il pregresso”. La richiesta dunque è duplice: far sì che vengano inclusi, ai fini del calcolo, gli insediamenti nel loro complesso, anche quelli già costruiti o in fase di costruzione. E abbassare il tetto limite a un solo punto percentuale: “Una limitazione che incentiverebbe la collocazione in altri luoghi: come le zone industriali, i tetti degli edifici, i parcheggi e le autostrade. Le zone agricole dovrebbero restare residuali, a differenza di com’è oggi, che vengono scelte con una frequenza troppo alta”. Un sintomo, è stato detto, dei margini di iniziativa concesse al libero mercato.
L’assunto è che i benefici per la comunità sarebbero attualmente inconsistenti. Travagli ha portato l’esempio della centrale a biometano di Villanova: “Si diceva che avrebbe garantito il consumo di 7500 famiglie ferraresi e che avrebbe alimentato la percorrenza degli autobus cittadini. Rileviamo oggi che l’impianto è ancora in costruzione e che il gas prodotto andrà nelle condotte di una società energetica privata. Con buona pace dell’economia circolare, della quale non c’è più nessun riferimento”. Tutto ciò a fronte di una “normativa comunitaria e nazionale che li considera strategici e ne favorisce l’insediamento”, ma che si risolverebbero nel diventare “grandi impianti speculativi”, perché si tratta di “costruzioni che sfuggono ai principi della circolarità, perché non sono impianti agricoli né di auto-consumo”.
Ciò non significa per gli attivisti ferraresi voler mettere in discussione l’obiettivo nazionale di conseguire, entro il 2030, 6.3 gigawatt di potenza aggiuntiva da fonti di energia rinnovabile. “Noi diciamo che bisogna farne anche di più di produzione. Il punto, però, è in che modo si persegue l’obiettivo. E su questo bisogna migliorare”. Oltre alla collocazione in punti diversi dalle superfici agricole, di cui già si riferiva, sottolineata l’importanza di costruzioni di piccola taglia.
Modalità appropriate di fare la propria parte che richiederebbero un coordinamento a livello istituzionale diverso da quello attuale in cui “il gioco di rimpalli di responsabilità condiziona tutte le vicende”. I referenti in merito si aspettano che “i Comuni del territorio e la Provincia di Ferrara si pronuncino presto. Sarebbe paradossale che l’unica voce fosse la nostra”.
Tra i blocchi di questioni che verranno presentate in Commissione anche la richiesta di una maggiore partecipazione civile, che si tradurrebbe nella possibilità per alcuni comitati di prendere parte alle Conferenze dei servizi, e un incremento delle tutele previste per le zone cuscinetto Unesco.
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