Attualità
20 Marzo 2026
L’associazione ‘Umanità’ replica al sindaco: “Vogliamo rafforzare le tutele, non perderle”. Critiche alla strategia degli eventi nel centro storico

Scontro sul palco in piazza: “Mai chiesto di togliere Ferrara dall’Unesco”

di Redazione | 6 min

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“È assolutamente falso che noi chiediamo l’estromissione di Ferrara dal novero dei siti definiti patrimonio dell’umanità dall’Unesco”. Lo scrive l’associazione culturale ‘Umanità’ rispondendo alle parole del sindaco Alan Fabbri che la prendono in causa dopo la lettera inviata al Centro del Patrimonio mondiale Unesco, per esprimere il proprio sdegno nei confronti del palco montato in piazza Trento Trieste tornano sull’argomento.

Lo fa per rispondere al sindaco che l’ha accusate di essere “i soliti mai contenti, contrari a qualsiasi cosa produca questa amministrazione” e di aver scritto “all’Ufficio Unesco per chiedere l’estromissione di Ferrara dai siti patrimonio dell’umanità”. “Sarebbero disposti – aggiunge – anche a far perdere alla città questo riconoscimento pur di tentare di riconquistare il feudo perduto e qualche poltrona personale”.

Nella lettera inviata all’Unesco e l’associazione chiede agli uffici preposti di richiamare il Comune di Ferrara perché preoccupata per la conservazione dei monumenti adiacenti e anche delle pavimentazioni. Non secondaria la reiterata alterazione visiva e simbolica della piazza che ritengono in contrasto con il riconoscimento Unesco.

“Il nostro proposito – scrive ‘Umanità’ – è esattamente il contrario e cioè quello di rafforzarne e rinnovare la protezione dell’Unesco invitandola a richiamare questa amministrazione comunale al rispetto delle tutele previste per i beni culturali definiti patrimonio dell’umanità”.

Il sindaco, nel suo intervento, aveva anche spiegato la strategia dell’amministrazione inserendo le foto di piazze italiane, europee e mondiali dove sono stati montati palchi per manifestazioni a lato di monumenti storici di grandissimo rilievo.

“Basta guardarsi attorno – scrive -: piazze Unesco in Italia, in Europa e nel mondo ospitano eventi di ogni tipo, organizzati da amministrazioni di ogni colore politico. Anche dai sindacati, come il celebre concertone del primo maggio”.

Fabbri ha parlato di una Ferrara “non più silenziosa come prima” che oggi “gioca nella Serie A dei grandi eventi” e che rappresentano “uno dei principali motori economici per il turismo”.

Una strategia che ‘Umanità’ riconosce “non fare una grinza” e che “è assolutamente comprensibile e coerente con le idee della sua parte politica e con lo spirito dominante oggi nel nostro paese”. Uno spirito “che è quello dell’apparenza e della vacuità, della mancanza di ideali e di principi, della sopraffazione e del dominio del denaro su ogni altra cosa, del disimpegno e dell’indifferenza, della superficialità e dell’ignoranza, dello svuotamento delle istituzioni e della perdita di senso civico”.

“A noi sembra – scrivono – che non solo questa città ma l’intera società italiana abbia smarrito il senso della sua tradizione e della sua cultura, abbia dimenticato i suoi valori e le fondamenta della sua civiltà”.

Sarebbe dunque necessaria “una inversione di rotta, un cambiamento radicale che ci porti a ritrovare la nostra identità, a recuperare quei valori umanistici e civici che sono nati proprio fra le nostre mura e che sono diventati nei secoli il punto di riferimento dell’intero Occidente”.

“Per questo – aggiungono – la conservazione dei nostri beni culturali e soprattutto la loro valorizzazione rivestono per noi una grande importanza. Per essere efficacemente conservato, il nostro patrimonio culturale deve vivificato, frequentato, conosciuto, amato ma soprattutto rispettato in primo luogo da noi stessi, che ne siamo i depositari”.

E questo “non si oppone all’intrattenimento e all’organizzazione in città di concerti, eventi televisivi, sagre o altro ancora”. Ribadiscono, come già provato a fare da molti, che va fatto in luoghi “adatti ad accogliere grande pubblico, non nel pieno centro storico, fra palazzi fragili e di grande pregio”.

Invitano quindi a “non confondere cultura e intrattenimento”. Il secondo è “come un fuoco d’artificio, soddisfa un prurito”. Al contrario la cultura “non si consuma in un attimo, non permette una fruizione immediata ma richiede fatica, studio, impegno”.

“La cultura – precisano – si acquisisce, si conquista. Ed è per questo che poi resta, che ci fa crescere come persone, che costruisce il nostro animo, la nostra identità e appartenenza, che ci offre l’impalcatura mentale con cui poi possiamo apprezzare opere d’arte, concerti, libri”.

Fabbri nel suo intervento aveva anche parlato della visibilità che eventi come questo in piazza Trento Trieste restituiscono alla città. E a chi “parla a caso di cifre”, dice facendo riferimento ai 600mila euro inseriti nel bilancio del Teatro Comunale, “dimostra solo di non avere idea di quanto costerebbe una campagna pubblicitaria di questo tipo: una cifra che non ci saremmo mai potuti permettere”.

‘Umanità’ non pare d’accordo e si domanda: “Di quale visibilità si tratta? Di quella di un chiasso televisivo che dura un paio d’ore, fra lampi e musica a tutto volume? Che turismo può attirarci questo tipo di visibilità? L’equivalente, cioè orde di persone che passano in città come greggi, che non sanno dove sono venuti né cosa sono venuti a fare. Ci guadagneranno negozi e ristoranti. Ma è un guadagno vero? Potremmo invece attirare un altro turismo, gente più consapevole, che ci lasci qualcosa di sé e che instauri con la città un legame di spirito. Il turismo è una risorsa quando crea flussi, quando mette in contatto le persone e suscita scambi, anche commerciali, contribuendo così all’integrazione fra i diversi paesi europei in modo che più facilmente l’Europa diventi un’aggregazione di popoli e non una semplice costellazione di stati come è ancora oggi. Da qui soltanto può venire la nostra forza e la nostra capacità di far fronte alle grandi trasformazioni di quest’epoca“.

“Il sindaco – aggiungono – oppone la sua città festosa e mirabolante alla città silenziosa e triste del passato. Resta da vedere quanto triste fosse Ferrara in passato e quanto allegra e vitale sia oggi, incattivita dal degrado, dalla chiusura dei negozi, dall’impoverimento, dal deserto aziendale e dalla mancanza di una politica di integrazione degli immigrati. Ma comunque fra il chiasso e il silenzio c’è in mezzo il quieto e pacato parlare della cultura autentica, quella che si coltiva nei nostri monumenti e nei nostri musei. Senza dimenticare che magari ci potrebbe anche essere un turismo che cerca proprio quello: il silenzio delle nostre strade cittadine, la nebbiolina sotto le mura, i passi sul selciato e le atmosfere dei romanzi bassaniani”.

Quel che li oppone al sindaco, dicono in conclusione, “non è tanto una diversa visione della promozione del turismo a Ferrara ma una concezione di città e di società completamente opposta alla sua”. Credono “nei valori dell’umanesimo, nei doveri dell’ospitalità e dell’accoglienza, nello stato di diritto, nella difesa del più debole, nella composizione pacifica delle controversie, nel buon senso e nell’ascolto, nella pacatezza e nel rispetto. E nella millenaria cultura che ha ispirato i maestosi edifici della nostra Ferrara”.

È da questo patrimonio che vogliono farsi “ispirare” per orientarsi “in questi tempi difficili dove l’odio e la guerra stanno prevalendo sui valori fondanti della nostra civiltà”.

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