Cronaca
20 Marzo 2026
La linea difensiva di un 50enne che avrebbe costretto l'ex compagna a fare la prostituta. L'avrebbe anche riempita di botte, facendola abortire, per prenderle il denaro: "Tutto falso. Era lei che voleva sfruttarmi"

A processo per prostituzione. “Io benefattore, accusato per vendetta”

di Davide Soattin | 3 min

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Venerdì 20 marzo saliranno sul palco Annalisa, Emma, Geolier, Noemi, Tommaso Paradiso e Sal Da Vinci. Sabato 21 marzo Alfa, J -Ax, Ditonellapiaga, Sayf, Samurai J e The Kolors. Infine, domenica 22 marzo ci saranno Elettra Lamborghini, Fedez e Masini, Malika Ayane, Rocco Hunt e Serena Brancale

Sfruttato dall’ex compagna che, secondo l’accusa, lui avrebbe costretto – anche tramite l’utilizzo della violenza – a fare la prostituta. È l’audace linea difensiva adottata ieri (giovedì 19 marzo) da un 50enne di nazionalità albanese, oggi a processo – insieme a due donne connazionali di 49 e 54 anni – per sfruttamento della prostituzione tra il 2019 e il 2020. L’attività illecita sarebbe avvenuta tra via Bologna e via Wagner, a pochi passi dal centro commerciale Il Castello.

Per la Procura di Ferrara, i tre odierni imputati avrebbero chiesto alle prostitute – che a loro volta sottostavano al controllo dei loro protettori – una sorta di pizzo da 150 euro a settimana per poter svolgere la loro attività sulla strada, fino a quando l’organizzazione piramidale di cui erano al vertice non era stata sgominata dai carabinieri.

Tra i metodi utilizzati per farsi consegnare il denaro c’era anche l’utilizzo della forza e della violenza, come nelle precedenti udienze aveva raccontato proprio l’ex compagna del 50enne che, in una circostanza, ha riferito di essere stata da lui riempita di botte fino a farle abortire il figlio che in quelle settimane portava in grembo.

Oltre alla violenza fisica, la donna aveva anche raccontato di aver subito il furto dei documenti e della borsa da parte dell’uomo, che più e più volte, quando lei aveva cercato di scappare, l’aveva inseguita per poi riuscire a riprenderla.

Davanti al collegio del tribunale, l’imputato ha però negato ogni accusa, ribaltando il piano delle responsabilità all’interno della vicenda: “Non è vero che ha perso il figlio perché io l’ho picchiata. Ho combattuto contro tutto ciò e alla fine mi sono rovinato la vita. Oggi mi trovo in mezzo alla strada e senza famiglia. Era lei che voleva sfruttarmi. Veniva a Ferrara, lavorava una settimana, faceva i soldi e poi tornava a Roma. Mi usava. Io ero una sorta di benefattore per lei. Poi, quando ho smesso di farle i favori che voleva, per vendetta mi ha accusato“.

L’uomo quindi, sostenendo di essere stato accusato per ripicca e di non aver commesso le condotte per cui oggi è imputato, ha riferito un episodio relativo all’udienza in cui la donna testimoniò contro di lui. Ha raccontato di aver ricevuto da lei una telefonata con cui gli avrebbe chiesto di andarla a prendere a Roma per portarla in tribunale a Ferrara. “Io ho detto di no e lei mi ha risposto che avrebbe testimoniato contro di me” ha chiuso, respingendo ogni addebito che la Procura gli ha attribuito dopo le indagini.

Inizialmente a processo in tribunale c’erano altre quattro persone, che però hanno già chiuso la loro posizione con riti alternativi e relative condanne. Mentre a processo restano gli altri tre imputati, che attualmente sono tutti liberi.

Si torna in aula il 4 giugno.

 

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