di Riccardo Giori
Non è un film sulla profumeria, o meglio, non nel senso tradizionale del termine. Memorie Olfattive, il documentario dedicato a Meo Fusciuni – nome d’arte di Giuseppe Imprezzabile – che verrà presentato lunedì 23 marzo all’Apollo Cinepark di Ferrara, si muove lontano da ogni intento didattico per addentrarsi in un territorio più raro e complesso: quello dell’identità, della memoria, della trasformazione e della crescita interiore.
Diretto da Francesco Spagnuolo e prodotto da Angelika Vision, il film nasce infatti con un obiettivo preciso: raccontare la figura di uno dei più importanti nasi italiani contemporanei non attraverso la tecnica, ma attraverso la sua dimensione più intima e filosofica. In un panorama in cui la profumeria artistica è sempre più ricercata e globale, Memorie Olfattive sceglie di interrogarsi non su come nasce una fragranza, ma sul perché della sua creazione. “Non volevo spiegare come nasce un profumo – racconta Fusciuni – la tecnica è solo una parte del percorso, quello che mi interessa davvero è il perché, da dove nasce un’idea, quale emozione o quale ricordo la genera”.
Il risultato è un ritratto poetico e profondamente umano, Fusciuni non appare semplicemente come un profumiere, ma come un “alchimista contemporaneo”, capace di fondere chimica, memoria, spiritualità e antropologia in un linguaggio personale e riconoscibile. Le sue creazioni diventano così mappe dell’anima, tracce invisibili che raccontano esperienze, passaggi, cambiamenti.
Al centro del racconto c’è un’idea chiara: il profumo non è un prodotto, ma un’esperienza esistenziale. Fusciuni stesso lo descrive come un frammento di vita, un tentativo continuo di dare forma alla memoria e al vissuto personale, trasformando ogni creazione in un atto di ricerca interiore. Questa dimensione si riflette proprio nel suo modo di vivere il viaggio come scoperta interiore: “Le mie fragranze rispecchiano il mio essere cittadino del mondo, nascono spesso lontano da casa, da esperienze attraversate nel mondo, da incontri e culture diverse che si sedimentano nel tempo” racconta, sottolineando che “ogni luogo attraversato lascia una traccia dentro di me. Io non racconto mai solo un posto, ma quello che quel luogo ha lasciato dentro di me”. Il viaggio diventa quindi una forma di conoscenza e il profumo è “il modo in cui quella conoscenza prende corpo”.
La tappa ferrarese del documentario assume poi un valore particolare per il legame instaurato con la città anche grazie all’Associazione Giulia. Un rapporto che, come racconta lo stesso Fusciuni, va oltre la collaborazione artistica: “Con l’associazione si è creato qualcosa di raro, e con il presidente dell’associazione Michele Grassi è nato un legame fortissimo, umano prima ancora che professionale. Sono certo che questo incontro porterà a nuove collaborazioni in futuro.”
Tra le esperienze più intense vissute proprio a Ferrara grazie all’associazione, quella nel reparto oncologico pediatrico resta la più profonda. “Mi ha segnato profondamente – ci confida Fusciuni – sia come uomo che come artista, ho cercato di creare fragranze che potessero evocare ricordi felici nei bambini, qualcosa di semplice e universale come l’amore di una madre, e questo mi ha portato a confrontarmi con il valore più autentico del mio lavoro”. Un momento che ha segnato in modo indelebile anche il suo percorso: “Il sorriso di quei bambini è qualcosa che non dimenticherò mai. È un’immagine che porterò sempre dentro di me e che inevitabilmente influenzerà tutto il mio percorso futuro. In quel contesto ho capito ancora di più che il profumo può essere un gesto di cura, una presenza emotiva, un modo per restituire un attimo di luce”.
Il film si conferma così non solo come un documentario, ma come un’esperienza sensoriale e riflessiva. Un film che invita a rallentare, ad ascoltare, a ricordare. E che restituisce l’immagine di un artista per cui il profumo non è mai solo materia, ma un linguaggio capace di raccontare la vita. Dopo Memorie Olfattive, cosa resta e cosa cambia? “Resta la consapevolezza che creare significa mettersi a nudo. Il mio lavoro continua a essere una ricerca, un cammino. Finché avrò memoria, finché avrò qualcosa da sentire e da raccontare, continuerò a creare”.
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