L’unico – e ultimo – fotogramma di cui ha memoria è quello in cui lui impugna l’arma bianca, poi il buio. Black-out totale. Non ricorda altro, né si spiega come possa aver fatto quello di cui oggi lo accusano, il 76enne che ha colpito la moglie 71enne al torace con un coltello.
Il fatto è accaduto intorno alle 7.30 di domenica 15 marzo nella cucina dell’appartamento al secondo piano di una palazzina di via San Giacomo, dove la coppia viveva.
L’uomo – fermato con l’accusa di tentato omicidio aggravato – attualmente è ricoverato all’ospedale Sant’Anna, dove è piantonato dagli agenti della polizia di Stato, e ieri (lunedì 16 marzo) pomeriggio è stato interrogato per un’ora abbondante dal pm Andrea Maggioni.
“Siamo di fronte a una situazione di disagio familiare profondo, protratta da anni, che coinvolge marito e moglie e per cui, in passato, è stato necessario anche l’aiuto dei servizi di psichiatria“, ha affermato l’avvocato Stefano Forlani, legale d’ufficio del 71enne, ringraziando il pubblico ministero “per l’umanità dimostrata” dato il fragile e delicato contesto in cui s’inserisce la vicenda, che – col passare delle ore – appare più complessa di quanto inizialmente sembrava non appena era successo il fatto.
Dopo l’accaduto, era stato lo stesso 71enne a telefonare ai soccorsi, arrivati con l’ambulanza della Croce Rossa, l’automedica del 118 e le Volanti della polizia di Stato.
La donna era stata immediatamente soccorsa dal personale medico e successivamente trasportata a Cona senza mai essere in pericolo di vita. La coltellata che l’ha colpita infatti, penetrata per circa due centimetri, non è andata fortunatamente in profondità, risultando superficiale.
Nelle prossime ore, l’uomo dovrebbe comparire davanti al gip del tribunale di Ferrara per la convalida del fermo, mentre le indagini della polizia di Stato proseguono comunque, con l’obiettivo di chiarire il movente dell’aggressione, verificare se l’uomo abbia agito con reale intenzione omicidiaria, accertare la pericolosità effettiva della coltellata inferta e valutare eventualmente, qualora ce ne fossero i presupposti, la derubricazione dell’iniziale accusa di tentato omicidio in un reato meno grave.
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