Telestense non c’è più. Sono bastate meno di 24 ore al tribunale di Ferrara per decretare l’inizio della fine di una storia nata 40 anni fa.
Troppa l’esposizione debitoria, troppo lassi i tentativi della proprietà di rinviare la decisione adducendo presunti finanziamenti o accordi con partner del settore per salvare l’azienda.
E così il Tribunale civile di Ferrara, composto dai giudici Mauro Martinelli, Marianna Cocca e Vincenzo Cantelli, ha ordinato l’apertura della liquidazione giudiziale dando seguito alle quattro istanze pervenute da altrettanti ex dipendenti (un giornalista, due tecnici e una amministrativa).
La proprietà di Telestense, la società R.E.I. che fa capo a Flavio Bighinati, dovrà ora presentare entro tre giorni i bilanci, le scritture contabili e fiscali, i libri sociali, le dichiarazioni dei redditi, Irap e Iva dei tre esercizi precedenti, e l’elenco dei creditori.
Il buco attualmente sotto gli occhi del giudice collegiale parla di oltre 3 milioni di debito (questo l’accertamento da bilancio 2024), cifra più che sufficiente per dichiarare lo stato di insolvenza della società.
La parte ricorrente, R.E.I., aveva provato a chiedere uno slittamento di questa morte annunciata, parlando di un possibile accordo di collaborazione con un altro network televisivo (Netweek) e della concessione di un finanziamento (da parte di Mediobanca), forte anche delle dichiarazioni della propria consulente, la ragioniera Milvia Mingozzi.
Tentativi che, secondo il tribunale sono “del tutto sforniti di supporto probatorio e comunque non elidono allo stato l’evidente stato di insolvenza.
Ora anche gli altri creditori, tra i quali rientrano gli ex dipendenti (che vantano complessivamente crediti per oltre euro 300.000) potranno insinuarsi nella procedura, per tentare di recuperare parte delle proprie spettanze.
Il tribunale ha nominato come curatore il commercialista Ettore Donini, già co-curatore di CoopCostruttori e ha fissato l’udienza per l’esame dello stato passivo il prossimo 16 giugno.
“Mi sento come se fosse morto un mio caro” sospira un collega. “Mi sento paralizzata – confida un ex dipendente -. Sto male anche se mi sono licenziato anni fa. Non avevo mai smesso di sperare che Telestense tornasse a livelli accettabili”. C’è chi teme che qualcuno voglia far cadere mediaticamente il peso di quanto successo sulle spalle delle vittime: “Mi farebbe arrabbiare enormemente se arrivasse qualche dichiarazioni che lasci pensare che la colpa di tutto questo è dei lavoratori”.
“Il colpo di grazia – sembra rispondergli un collega – non lo abbiamo dato noi, ma una prorpietà ferma ancora agli anni ’90”.
“La cosa più brutta – aggiunge una collega – è che la tv è morta sotto gli occhi di tutti e che chi poteva dire o fare qualcosa è stato zitto e fermo. Ricordo ben altra mobilitazione a livello di istituzioni nel corso della prima crisi del 2018”.
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