Dopo il successo di pubblico e di critica della mostra su Chagall, che ha superato i 140 mila visitatori, Palazzo dei Diamanti ospita da domani (sabato 14 marzo) un altro evento di portata internazionale.
Ricorrono infatti i cinquant’anni dall’epocale rassegna “Ladies and Gentlemen del 1975-76“, che portò a Palazzo dei Diamanti una delle più carismatiche figure del Novecento: Andy Warhol. Dopo aver esplorato i miti della società dello spettacolo, dando forma a icone immortali, Warhol presentava in anteprima mondiale un ciclo dedicato ad anonime drag queen afro e latinoamericane. Rivolgendosi per la prima volta a soggetti marginalizzati, focalizzava l’attenzione sull’individuo, sulla sua identità e sulla sua rappresentazione.
La città estense celebra l’evento accogliendo nella stessa sede i capolavori del padre della pop art. Non sarà solo una mostra su Warhol, ma una riedizione della trasgressiva esposizione che Warhol in persona aveva presentato in Italia e che aveva segnato un punto di svolta nella sua produzione e nell’arte del tempo.
“Andy Warhol. Ladies and Gentlemen”, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea – Servizio Cultura del Comune di Ferrara, con il sostegno del Warhol Museum di Pittsburgh, presenta una eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, e propone un’immersiva rievocazione dell”esposizione del 1975-76 a cui si accompagna un viaggio nell’universo della ritrattistica warholiana.
L’ambizione è quella di riscoprire la forza iconica di quelle immagini potenti e, parallelamente, mettere alla prova la sorprendente attualità della ricerca di Warhol, che ha anticipato l’era della comunicazione globale e ha acceso i riflettori su temi tuttora aperti come la manipolazione estetica, l’identità di genere, la multiculturalità, l’artificialità e la sovraesposizione mediatica.
Il percorso espositivo si apre con un’estesa narrazione dedicata al ciclo Ladies and Gentlemen, effigi vivide nelle quali Warhol mette in scena sottoculture urbane con un’energia pittorica del tutto nuova e le eleva allo statuto di icona. Segue una selezione di capolavori prodotti tra gli anni Sessanta e gli Ottanta: dalla serie di Marilyn, che codifica l’archetipo della star, alla parodia dell’iconografia ufficiale di Mao Tse-Tung, da Mick Jagger e Liza Minnelli, emblemi globali di una sensualità ambigua e teatrale, ai volti fluidi e smaterializzati di Robert Mapplethorpe e Grace Jones, che annunciano l’avvento delle immagini digitali, per culminare con una spettacolare sala di autoritratti con cui l’artista esplora i confini della sua stessa identità.
La mostra segue le tappe della radicale reinvenzione del ritratto tradizionale operata da Warhol prendendo a prestito i codici della comunicazione di massa, l’estetica tecnologica, gli idiomi del glam rock e della cultura camp, le immagini amatoriali scattate con la Polaroid, il linguaggio cinematografico e persino il reality televisivo. Il pubblico potrà immergersi nel processo creativo del genio warholiano, grazie a un esteso nucleo di dipinti ad acrilico, molti dei quali mai mostrati in Italia, e a una rassegna dei diversi media che ha sperimentato. Filmati e fotografie arricchiscono il racconto per far rivivere l’artista nelle sale di Palazzo dei Diamanti ma anche l’energia irripetibile della scena pop di cui Warhol ha incarnato il mito.
“Ferrara continua il suo percorso di valorizzazione culturale e artistico, realizzando e producendo mostre di qualità e dall’eco internazionale. La mostra che inauguriamo oggi è speciale. Omaggia una figura imprescindibile dell’arte mondiale e, insieme, la nostra città vivace, artistica e culturale. Dà una nuova lettura a una stagione importante, creando un dialogo col presente. Il desiderio è che anche questa mostra possa offrire spunti importanti per le scuole del territorio, per i ferraresi, per quanti, da turisti, verranno a visitare la mostra. Ringrazio l’affiatata squadra della Fondazione Ferrara Arte, presieduta da Vittorio Sgarbi e diretta da Pietro Di Natale, la curatrice Chiara Vorrasi e gli studiosi che hanno preso parte a questa nuova produzione espositiva, di altissima qualità, lo staff delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara e tutti i professionisti che, con competenza e dedizione, operano quotidianamente a Palazzo dei Diamanti”, ha detto il sindaco Alan Fabbri, che ha ricordato come, dal 2019 a oggi, sono state oltre 70 le mostre realizzate (di cui 13 a Palazzo dei Diamanti, 14 con Warhol) con oltre 1 milione e 800 mila visitatori complessivi.
“Ci troviamo ancora una volta davanti a un momento significativo, importante e condiviso per il nostro percorso culturale comune Andy Warhol, dopo cinquant’anni torna a Ferrara ma non solo il ritorno di un Artista, ma il ritorno di un’energia di un momento irripetibile in cui arte, musica e libertà si sono incontrate e hanno acceso il mondo. Si tratta dell’ennesimo capolavoro sia in termini di allestimento che di che di cura della Fondazione Ferrara Arte, un’esposizione composta da una serie di oltre 150 opere molte mai mostrate in Italia o opere che catturano l’identità, il desiderio e la rivoluzione culturale di un tempo che continua a parlare del nostro presente. Grazie al Museo Andy Warhol di Pittsburgh che ha concesso alla Mostra uno straordinario Nucleo di opere, senza le quali questa rassegna non avrebbe potuto avere luogo. Desidero sottolineare con forza l’impegno profuso dall’Amministrazione nel portare avanti un progetto culturale ampio, articolato e concreto, che in questi anni si è tradotto in numerose iniziative di grande valore: mostre, convegni, momenti di approfondimento, ma anche riaperture significative di luoghi della cultura, già realizzate e altre importantissime che arriveranno nei prossimi mesi”, ha aggiunto l’assessore comunale alla Cultura, Marco Gulinelli.
All’incontro con la stampa hanno preso parte anche Marcella Zappaterra, delegata del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, Pietro Di Natale, direttore Fondazione Ferrara Arte, e Chiara Vorrasi, curatrice della mostra.
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