di Emanuele Gessi
“L’idea è quella di stravolgere l’equilibrio tra i poteri per lasciare mano libera all’esecutivo”, scandisce la storica Benedetta Tobagi. L’occasione per pronunciarsi nel merito della riforma della giustizia è arrivata ieri, 12 marzo, durante l’evento organizzato a Ferrara, al Grisù, dal Comitato del no al referendum. “Attaccano il Csm – continua – perché è la prospettiva che hanno dato i costituenti che dà fastidio e che quindi viene picconata”.
Il cuore del voto è tutto qui, secondo Tobagi, che non tralascia di esortare i presenti a riempire le urne il 22 e 23 marzo. Innanzitutto perché non essendoci quorum “nessun voto andrà perduto” e poi perché “è una battaglia politica in senso molto alto. Cosa c’è di più politico della Costituzione?”.
Che il governo Meloni abbia messo nel mirino “l’orizzonte di democrazia” disegnato dalla Costituzione è la tesi che Tobagi dispiega con più energia all’interno del suo intervento. E come prova cita un passaggio del video di Meloni, pubblicato nei giorni scorsi sui suoi canali social, in cui la premier, nel parlare delle ragioni per cui bisognerebbe votare Sì, fa riferimento agli “ottant’anni di storia” di storture della giustizia. Non un caso per Tobagi che Meloni “si sia lasciata scappare” un riferimento al 1946, l’anno fondamentale per la svolta democratica, con il referendum istituzionale, l’elezione dell’assemblea costituente e il relativo avvio dei lavori di stesura.
In oltre trenta minuti di discorso, la storica esprime disapprovazione per “l’opera di delegittimazione” volta ad avversare “la magistratura pensante, che vuole applicare il diritto nella prospettiva della Costituzione”.
Restando ancorata al punto della riforma che vorrebbe una ridefinizione dei meccanismi di composizione del Csm, sottolinea: “Madri e padri costituenti conoscevano benissimo le dinamiche di potere. Per questo hanno creato un organo di rilevanza costituzionale (il Csm, ndr) che al vertice ha il Presidente della Repubblica, un faro che infonde dignità e importanza all’opera di autogoverno della magistratura”. Assegnandogli delle competenze che “entrano proprio nella concretezza” dell’azione della magistratura, “perché sapevano che anche nell’Italia liberale si aveva una magistratura che faceva quello che voleva il governo”.
In sintesi, il punto di vista di Tobagi è di chi difende l’equilibrio costituzionale, affermando che non vada toccato. Tantomeno oggi, in uno scenario in cui “chiunque governi deve avere dei limiti”. E nel dichiararlo evoca il contesto in cui ci si muove, in cui l’affermazione della forza prevarica il diritto internazionale.
A dialogare con Tobagi davanti a un’ottantina di persone – fra le quali una folta rappresentanza del Partito democratico – è stato il ferrarese
Federico Varese, professore e direttore del dipartimento di sociologia dell’università di Oxford. È una riforma che non risolve, prosegue Varese riprendendo il filo del discorso della storica. Eppure ce ne sarebbe proprio bisogno, aggiunge, di intervenire perché “in Italia la giustizia funziona male”.
Peccato che i problemi del sistema non vengano affrontati dalla riforma. Se si volesse davvero invertire la rotta, per combattere i famigerati “tempi elefantiaci” per esempio, bisognerebbe fare un paio di cose. La prima: “Aumentare gli effettivi, cioè la gente che ci lavora”. Visto che, dati alla mano dichiara Varese, siamo indietro su tutti i fronti rispetto alla media europea. Mentre il secondo intervento da intraprendere consisterebbe nel dare più risorse e strumenti per la missione importante, nell’epoca della transizione digitale, dell’informatizzazione dei processi.
Poca speranza, infine, nelle parole del professore di Oxford di vedere spazzate via le correnti tramite l’escamotage del sorteggio. A suo sostegno cita le teorie di Weber e altri illustri sociologi per evidenziare come le dinamiche di potere siano un fatto talmente connaturato all’essere umano che continueranno a riprodursi. Portando a terra la pillola di scienza sociale, rispetto al Csm quello che andrebbe fatto
sarebbe di “rendere trasparenti queste coalizioni e i criteri di promozione di giudici e pubblici ministeri”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com