Cronaca
12 Marzo 2026
Il presidente della cooperativa sentito in tribunale: "Quella di Nicola Lodi non fu una minaccia, ma una seccatura. A Servelli consigliai di fare critica politica senza ricorrere al turpiloquio"

Caso Cidas. Bertarelli: “Abbiamo principi e valori solidi”

di Davide Soattin | 6 min

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“Siamo una cooperativa che negli anni è cresciuta grazie alla reputazione e al lavoro di migliaia di donne e di uomini, non per intercessione dello Spirito Santo. Se siamo arrivati qui, tra le prime cinque cooperative italiane, è perchè siamo bravi e corretti, ma soprattutto perchè abbiamo principi e valori solidi“.

Così Daniele Bertarelli, presidente di Cidas, ha risposto in aula alla domanda dell’avvocato Gaia Fabrizia Righi, legale di parte civile, che gli chiedeva conto di quanto affermato durante il colloquio “tra socio e socio” con Daniel Servelli del 18 agosto 2020. In quell’occasione, parlando col socio-lavoratore, il numero uno della cooperativa aveva sottolineato al proprio interlocutore che né lui, né il fratello, né la madre, al tempo dipendenti a loro volta della coop, lavorassero in Cidas per intercessione ‘divina‘.

Quel faccia a faccia arrivò dopo due mail inviate nel 2020 a Bertarelli dall’ex vicesindaco Nicola Lodi, la prima il 3 maggio, la seconda il 14 agosto. Due mail in cui ‘Naomo’ lamentò critiche e insulti ricevuti da Servelli in due occasioni distinte, facendo presunte pressioni sul numero uno della coop al fine di chiedere provvedimenti disciplinari nei confronti del lavoratore. La prima in occasione della visita istituzionale all’ospedale di Cona, quando il dipendente della cooperativa evitò di farsi fotografare con lui e gli diede dell’idiota. La seconda per una serie di post pubblicati a inizio agosto a commento della notizia del pignoramento dello stipendio di Lodi. Servelli ne chiese le dimissioni e vergò il tutto con “fuori dai coglioni“.

Reputai quei post contrari ai nostri principi valoriali“, ha spiegato ieri in aula Daniele Bertarelli, prima della requisitoria con cui la Procura ha chiesto al collegio del tribunale di Ferrara di condannarlo a tre mesi per induzione indebita a dare o promettere utilità. In particolare, il presidente ha raccontato di aver ritenuto “sbagliata” la frase “fuori dai coglioni”. “Una frase – ha aggiunto – che spesso ci sentiamo rivolgere dalla parte politica legata all’ex vicesindaco, quando ci occupiamo dell’accoglienza dei migranti. Noi però dobbiamo essere migliori di quelle parole. Intendo dire che, di fronte a offese e turpiloquio, dobbiamo essere da esempio”.

Alla prima mail, Bertarelli fece sapere di essersi già attivato con una chiacchierata a Servelli, alla presenza della coordinatrice dei trasporti interni dell’azienda, con quest’ultima che aveva sollecitato Servelli ad astenersi da condotte “poco consone”. Chiacchierata che non diede l’esito sperato da Lodi. E allora Bertarelli – secondo l’accusa – gli assicurò di essere intenzionato ad attivarsi senza indugio, aggiungendo che era interesse della cooperativa “continuare il dialogo e la proficua collaborazione con l’amministrazione comunale di Ferrara”. E non perse tempo. Il giorno stesso contattò la responsabile delle Risorse Umane e le fece attivare un procedimento disciplinare culminato nella sanzione del rimprovero verbale.

Alla seconda mail, qualche mese dopo, il presidente di Cidas rispose entro poche ore: qui Bertarelli, stando alla ricostruzione della Procura, si rammaricò per l’accaduto e precisò di essere già intervenuto a livello disciplinare e di essere intenzionato a fare altrettanto anche per questa nuova segnalazione. Anche questa volta venne interessata la responsabile delle risorse umane, che però informò il presidente che non fu possibile sanzionare il dipendente: Servelli non scrisse in orario di lavoro e non chiamò in causa la cooperativa. Agì in sostanza, nel suo campo di privato cittadino.

“Non so da dove sia nato tutto ciò”, ha replicato Daniele Bertarelli, smentendo questa ricostruzione della vicenda. “Io trasmisi solo i fatti all’ufficio personale, ma mai è stata mia competenza irrorare provvedimenti disciplinari. Nessuno mi ha mai detto che doveva bloccarmi. Anzi, all’ufficio personale dissi che avevo già parlato con Daniel Servelli e che avevo chiarito di non voler entrare nella sfera privata delle persone”.

A questo punto Bertarelli, siamo al 18 agosto, convocò nuovamente Servelli. Presente quella volta fu la responsabile dell’ufficio legale. E gli chiese di astenersi dal formulare ulteriori spiacevoli commenti. Il contenuto di quest’ultima conversazione – registrato dalla persona offesa – è quello su cui si è soffermata l’attenzione del tribunale. Vale a dire quello in cui il presidente Cidas fece presente a Servelli che il suo comportamento era tale da mettere in difficoltà la cooperativa nei rapporti con il Comune, richiamandolo a una maggiore responsabilità anche in quanto socio della cooperativa.

Questo perché, ha proseguito Bertarelli, “quando uno è socio di una cooperativa, lo è ventiquattro ore al giorno. Daniel ha i miei stessi diritti, vota il bilancio e gli amministratori. Come soci abbiamo qualche diritto in più e qualche dovere in più. Tra questi, quello di avere comportamenti che vanno a valorizzare la nostra reputazione. La nostra cooperativa fa corsi di formazione sul linguaggio inclusivo e abbiamo un valore sociale immenso. E quindi mi sono permesso di far presente a lui che quanto aveva scritto era contrario a quelli che sono i nostri principi valoriali“.

“Per me – ha aggiunto Daniele Bertarellinon è stata una minaccia quella di Nicola Lodi, ma una seccatura. L’incontro con Daniel Servelli lo definirei un confronto dai toni appassionati: io ho difeso la mia posizione e lui ha difeso la sua. Tra l’altro, Servelli lasciò intendere la volontà di scendere in politica. Gli dissi che se quella era la sua scelta, per me andava bene. Gli consigliai anche di fare critica politica senza ricorrere al turpiloquio, perché siamo comproprietari di un’impresa come soci e, in quanto tali, siamo sempre tenuti ad avere comportamenti corretti“.

Durante quell’incontro, il presidente ha raccontato di essersi comunque sentito “deluso e contrariato“. “Pensavo che la vicenda, dopo il provvedimento disciplinare per i fatti di Cona, fosse ormai chiusa. Tra l’altro, si trattò di un atto di tutela verso il socio: avevamo rilevato un errore, che poteva capitare a chiunque, e lo avevamo gestito con un richiamo che nemmeno era entrato nel fascicolo personale del lavoratore. Poi però, quando vidi ciò che scrisse successivamente, rimasi deluso. Da quel colloquio uscii sconfitto: non fui capace di trasmettere al socio cosa significasse stare nella cooperativa. Gli dissi che, se quella era la sua strada, poteva percorrerla, senza mettergli un bavaglio. Ma per me fu una vera e propria sconfitta”.

In quell’incontro, Bertarelli fece inoltre presente a Servelli che in Cidas lavoravano anche sua madre e due fratelli, chiedendogli di smettere di scrivere commenti contro l’ex vicesindaco “come segno di riconoscenza verso la cooperativa e come presa di coscienza delle sue responsabilità verso l’azienda”. L’avvocato di parte civile gli ha chiesto allora se avesse mai voluto licenziare la madre o i fratelli di Servelli. “Ma quando mai – è stata la risposta di  Bertarelli – noi siamo una cooperativa sociale di produzione e lavoro. Noi creiamo il lavoro, non lo togliamo“.

A confermare questo passaggio è intervenuta la testimonianza di Davide Schiaretti, responsabile del Settore Trasporti Sanitari, che ha sottolineato come la madre di Daniel Servelli sia sempre stata una lavoratrice che “non ha mai mai creare problemi durante il servizio”. Schiaretti ha inoltre ricordato che, dopo un periodo in Copma per via di un raggruppamento temporaneo di impresa, la donna è stata reintegrata in Cidas, passando da un tempo determinato a un tempo indeterminato e, dal 1° novembre 2025, è diventata socia su base volontaria. “Non ci sono mai state azioni disciplinari nei suoi confronti, né lamentele, nemmeno da parte sua”, ha chiuso.

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