Attualità
8 Marzo 2026
Soddisfazione degli organizzatori per l’ampia adesione. La denuncia: “Non avere un tetto sopra la testa crea vulnerabilità e insicurezza”

Grattacielo. In mille al corteo per dire “Non è una questione privata”

(Foto di Riccardo Giori)
di Redazione | 5 min

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di Tommaso Piacentini

“L’emergenza grattacielo non è un fatto privato”. La pioggia di tre settimane fa ha ceduto il posto al sole e al clima primaverile di ieri – sabato 7 marzo -, quando lungo tutto viale Cavour sono riecheggiate le parole dei circa mille partecipanti alla manifestazione contro il silenzio opposto dall’Amministrazione comunale alle richieste di assistenza agli sfollati del grattacielo.

La protesta, organizzata dall’associazione Cittadini del Mondo e dal Comitato Torri ABC, ha raccolto l’ampia adesione di concittadini e di 65 tra associazioni e partiti politici, sintomo che quel “risveglio delle coscienze” auspicato dagli organizzatori si è avverato.

Alle 17, mentre dietro alle teste dei manifestanti svettavano le sagome delle torri A e B, il presidente di Cittadini del Mondo, Adam Atik, ha preso per primo in mano il microfono: “Dopo l’incendio dei contatori nella torre B del grattacielo di Ferrara, 11 gennaio scorso, ed il successivo sgombero delle torri A e C il 12 febbraio, oltre 600 persone, più del 70% di origine straniera, sono ora senza casa. Quello che il Comune di Ferrara chiama ‘questione privata’, lasciando così spazio ad un progetto speculativo, è una tragedia che colpisce tutte le persone sfollate. Chi proviene da altri Paesi, però è ancora più colpito, perché non può contare su una vasta rete di supporto”.

Atik, nel suo intervento, ha posto l’accento sulla mancanza di assistenza pubblica agli sfollati, costretti a “alloggiare temporaneamente da amici, in dormitori di beneficenza o semplicemente in macchina o per strada”, nella preoccupazione di non veder soddisfatto il “requisito di continuità residenziale per il rinnovo del permesso di soggiorno” e, in alcuni casi, affranti dalla separazione famigliare.

“A queste persone, i cui progetti di vita sono stati mandati in frantumi, – ha aggiunto Atik – sembra che lo sgombero sia stato utilizzato dal Comune, attraverso le barriere burocratiche dell’indifferenza, come pretesto per allontanarle”.

Il corteo ha proseguito la sua marcia lungo l’asse principale della città tra musica e slogan, lasciando il posto agli interventi di associazioni e alla rabbia degli sfollati: “A questa destra non interessano i cittadini, gli interessano solo i cittadini ricchi – ha esclamato nel suo intervento Alessio Bettoli, ex inquilino del grattacielo -. Odiano i poveri, odiano i migranti e lo stiamo vedendo bene con la situazione del grattacielo. Il razzismo, la repressione, il non avere un tetto sopra la testa creano vulnerabilità e insicurezza e Ferrara in questo è un laboratorio. Per questo è importante essere qui oggi e resistere, perché Ferrara deve essere sempre di più anche un laboratorio di resistenza”.

Solidarietà agli sfollati anche da parte dell’esponente ferrarese della Fgc, Giovanni Ragusa, che nel suo intervento ha chiamato in causa le responsabilità del primo cittadino: “Questa tragedia sociale ha un nome e un cognome ed è Alan Fabbri e la Giunta comunale di Ferrara che sta sfruttando la più grave emergenza sociale di questa provincia come pretesto per espellere le fasce popolari dalla città. Ci hanno detto che nel grattacielo vivevano spacciatori e criminali. Io in due mesi ho solo visto la dignità di lavoratori e lavoratrici che si alzano alle 6 di mattina per dare un futuro ai propri figli”.

“In questo contesto – ha aggiunto Ragusa -, la dignità di chi, nonostante tutto, è ancora qui in piazza è lo schiaffo morale più grande che possiamo dare a questa Amministrazione che ha pensato di liquidare questa vicenda dicendo che la casa è un fatto privato”.

Contro il concetto di “questione privata” si è scagliata anche Maria Cucina del sindacato studenti indipendenti Link Ferrara, sottolineando la gravità di un avvenimento successivo allo sgombero delle torri: “Se già le modalità di esecuzione dell’ordinanza di sgombero apparivano discutibili e, per molti, sproporzionate, la situazione ha raggiunto un livello ulteriore di scandalo nel momento in cui agli inquilini sarebbe stato richiesto il pagamento di una somma per poter accedere ai propri locali. Una richiesta priva di tatto che si inserisce in un contesto di evidente precarietà economica delle famiglie e soggettività interessate e che rischia di aggravare ulteriormente una condizione già segnata da incertezza e vulnerabilità”.

“In questo quadro, e alla luce delle recenti politiche attuate dal Comune, la questione del grattacielo sembra inserirsi nell’immaginario di un più ampio progetto di riqualificazione volto a costruire un’immagine di Ferrara quale città vetrina – ha aggiunto Cucina -. Un modello urbano pensato per attrarre investimenti, turismo e nuovi residenti, ma che rischia di sacrificare sull’altare del decoro e della competitività/attrattività le esigenze di chi quella città la vive quotidianamente”.

Il corteo ha poi attraversato corso Martiri della Libertà al suono di “Bella ciao” mentre tutti i partecipanti mostravano alla piazza incuriosita alcuni cartelli, ognuno diverso, su cui erano riportati i nomi e i cognomi dei 500 sfollati.

Giunti poi in piazza del Municipio, presidiata dalla polizia in assetto anti-sommossa, i manifestanti si sono riuniti in cerchio per gridare alle istituzioni il proprio malcontento. È intervenuto l’architetto Andrea Malacarne, chiedendo all’Amministrazione di rispettare l’articolo 3 del regolamento di Acer, approvato dal Comune e riguardante la disciplina dei casi di emergenza abitativa.

È seguita poi la denuncia delle opposizioni, la cui portavoce Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha dichiarato: “In queste settimane abbiamo portato in Consiglio interrogazioni, question time, proposte e ordini del giorno perché crediamo che a una situazione così grave le istituzioni debbano dare risposte concrete e chiare”.

“Non crediate che il problema del grattacielo riguardi solo chi abita il grattacielo – è il monito della minoranza – . Quando una comunità accetta silenziosamente che alcune persone vengano lasciate indietro, si indebolisce tutta la comunità. Per questo concludo dicendo: ‘Non vi lasciamo soli’”.

In conclusione, le parole di Ona Shuhui, proprietaria di un appartamento del grattacielo: “Ferrara, una città riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, che umanità ha dimostrato?”.

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