I genitori eletti nei Comitati di Partecipazione come rappresentanti nei Servizi Educativi comunali 0-6 del Comune di Ferrara hanno espresso, in una lettera inviata al sindaco Alan Fabbri e alle assessore Chiara Scaramagli e Angela Travagli, “una forte e crescente preoccupazione per il futuro dei servizi educativi comunali e per le scelte – ad oggi non assunte e non chiarite – che riguardano il personale educativo che ne garantisce quotidianamente il funzionamento”.
Una lettera che ha spinto la consigliera Arianna Poli a presentare un question time nel quale chiede all’amministrazione di indicare il numero di stabilizzazioni previste entro il 31 dicembre 2026, il numero di posti che verranno messi a concorso e le tempistiche di entrambe le procedure. Oltre a quest’ultimo intervento sono da registrare anche quelli di Davide Nanni (Pd) che in diverse occasioni ha fatto sua la causa delle lavoratrici e dei lavoratori precari nei Servizi educativi del Comune.
“Da tempo – hanno scritto i genitori del comitato -, come cittadini e cittadine di Ferrara, leggiamo di sollecitazioni al confronto, richieste di chiarimento e appelli giunti all’Amministrazione comunale dalle lavoratrici e da chi le rappresenta in merito a diritti e problematiche. A fronte di tali reiterate istanze, dobbiamo oggi purtroppo constatare che non sono pervenute risposte puntuali né è stato avviato un confronto trasparente su una questione che riteniamo non più rinviabile: la condizione di precariato di gran parte del personale docente, non docente e per l’integrazione scolastica”.
Riferendosi al personale educativo, “lavoratrici che da anni operano nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali, garantendo con professionalità e competenza la copertura di oltre 40 posti che dovrebbero essere ‘di ruolo'”, ne parlano come di figure “indispensabili per l’apertura e il regolare funzionamento dei servizi e che soprattutto si prendono cura dei nostri figli e delle nostre figlie accompagnandoli nel loro delicato percorso di crescita”.
“La loro mansione – asseriscono – non può essere considerata strutturalmente ‘temporanea’; al contrario, evidenzia un fabbisogno stabile di organico”.
Fanno sapere di essere a conoscenza della consegna all’amministrazione di un appello sottoscritto dal oltre 200 educatrici, “nel quale venivano chiaramente evidenziate le ragioni – educative, organizzative e sociali – che rendono necessaria la stabilizzazione del personale: la garanzia della continuità educativa per i bambini e le bambine; la serenità e la fiducia di noi famiglie; il miglioramento della qualità complessiva dei servizi; la possibilità di costruire gruppi di lavoro stabili e coesi; la valorizzazione e la capitalizzazione delle competenze che questo personale ha maturato in tanti anni di servizio, seppur svolto in condizioni di precarietà e discontinuità; il riconoscimento della dignità professionale e lavorativa di chi opera in un servizio pubblico essenziale e delicato come quello educativo”.
Parallelamente sono a conoscenza “che la maggior parte del personale ausiliario che ricopre un ruolo altrettanto fondamentale nei servizi educativi, non solo non ha un contratto diretto come dipendente comunale, – bensì somministrato con ditta esterna -, ma si ritrova in una analoga posizione di precarietà essendo l’appalto con la ditta esterna in scadenza al 30 giugno”. Si tratta di personale che “non ha a disposizione ore aggiuntive per poter svolgere formazione o per poter partecipare ai collettivi”, attività che “possono essere svolte solo in orario di lavoro, determinando nei fatti una riduzione del servizio di compresenza, obbligando pertanto le colleghe a coprirne l’assenza, abbassando nei fatti la qualità della proposta erogata ai nostri figli”.
Ad essere “assegnato tramite un appalto scaduto e prorogato fino al 30 giugno” sarebbe anche il personale docente per l’integrazione scolastica.
“Ciò che oggi registriamo – scrivono all’amministrazione – è una assenza di risposte e di confronto istituzionale che alimenta incertezza, sfiducia e preoccupazione non solo tra le lavoratrici, ma anche tra noi famiglie che quotidianamente affidiamo ai servizi educativi comunali il bene più prezioso, i nostri figli”.
Ritengono che “la stabilizzazione del personale educativo non sia una rivendicazione di parte, ma una scelta strategica per il futuro del sistema educativo comunale, coerente con i principi di qualità, inclusione e continuità che da sempre contraddistinguono i servizi 0-6 di Ferrara”.
E anche che “il superamento delle condizioni di precarietà di tutto il personale docente e non docente, sia fondamentale per tutelare il benessere dei nostri figli e figlie, pertanto chiediamo certezze e stabilità”.
Non ritengono invece “accettabile che servizi educativi comunali, fondamentali per i bambini, le bambine e le famiglie del territorio siano basati su lavoro precario”.
Sono queste le ragioni che li hanno spinti a chiedere “con forza” all’amministrazione di “assumersi la responsabilità di un confronto aperto, trasparente e tempestivo, chiarendo quali siano le intenzioni e le prospettive concrete rispetto al futuro dei servizi educativi comunali”.
“Lo chiediamo – concludono – fuori da ogni ragionamento di parte e semplicemente beneficio dei nostri figli e delle nostre figlie e di chi quotidianamente se ne prende cura”.
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