“Non volevo nel modo più assoluto uccidere“. Lo aveva detto un anno fa a gennaio, lo ha ribadito mercoledì (4 marzo) a poche ore dalla sentenza che – insieme al padre – lo ha condannato in primo a grado a 28 anni per la ‘mattanza’ del bar Big Town. Ha parlato di “scuse con dolore sincero” e ha detto di essere “molto rammaricato” e “mortificato” Vito Mauro Di Gaetano, finito a processo – davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara – per l’omicidio volontario aggravato di Davide Buzzi e quello tentato di Lorenzo Piccinini.
“Se avessi il potere, tornerei immediatamente indietro” ha aggiunto il titolare del locale di via Bologna, chiedendo il perdono ai familiari delle vittime. “Attualmente non ho disponibilità economiche per risarcirvi, ma potrò farlo non appena avrò la possibilità di lavorare” ha proseguito. Quanto accaduto, per l’imputato, è stato un fatto che ha “distrutto l’esistenza delle nostre e delle vostre famiglie”, ma in quel momento “la paura di morire ha preso il sopravvento e mi ha sopraffatto. Si è moltiplicata in una manciata di secondi”.
Durante le proprie dichiarazioni spontanee, Di Gaetano ha replicato anche alla requisitoria della pm e alle arringhe delle parti civili, in cui “sono state fatte affermazioni che hanno screditato la mia persona, facendo soffrire me e la mia famiglia”. “Ho sempre parlato e agito con assoluta trasparenza e verità” ha aggiunto e, facendo riferimento a quanto accaduto la sera dell’omicidio – ha ricordato di aver “continuato a sollecitare i soccorsi, attendendo l’arrivo delle forze dell’ordine che avevo precedentemente allertato”.
“Durante la mia vita – ha infine evidenziato l’imputato, parlando alla Corte e a tutti i presenti in aula – ho scelto di essere una persona onesta, incentrando tutta la vita sulla legalità, sulla famiglia e sul lavoro. Così come ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni e nella giustizia“. “Ognuno qui dentro, nel profondo del proprio cuore, penso sappia che quanto accaduto a me sarebbe potuto accadere a chiunque” ha affermato, pochi minuti prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio per prendere la loro decisione.
Parole che Natalino Buzzi non ha voluto ascoltare, uscendo dall’aula. Dopo la sentenza di condanna, con ancora le lacrime agli occhi, ha risposto così a chi gli chiedeva un commento: “Quando ha parlato Vito Mauro sono uscito perché non volevo ascoltare le sue scuse, che non contano niente. Sono soltanto parole a suo vantaggio. Non accetterò mai le sue scuse, nemmeno in futuro”.
E sulla sentenza ha aggiunto: “Pensavo che la pena fosse inferiore e invece i giudici, la giuria e i pm mi hanno sorpreso”. “Sono commosso perché penso sia stata fatta giustizia, anche se non siamo arrivati all’ergastolo e nessuno mi ridarà indietro mio figlio. Ma va bene così, sono contento così. Oggi ho voluto essere presente dopo aver preferito restare a casa nelle precedenti udienze, perché non volevo vedere né sentire gli imputati. Il pensiero va alla mia ex moglie, ai miei figli, a mia nipote, ai nostri avvocati, davvero molto in gamba. Quando ho sentito pronunciare la sentenza mi sono messo a piangere”.
Per gli avvocati Stefano Scafidi, Giulia Zerpelloni e Michele Ciaccia, legali difensori dei Di Gaetano, si è trattato invece di una “sentenza ingiusta“. “Siamo profondamente delusi, anche se è necessario attendere le motivazioni per comprendere le ragioni per cui la Corte ha ritenuto di condannare e di commisurare la pena in termini così gravosi”, hanno affermato. “Possiamo solamente dire – hanno aggiunto – che, al di là delle numerosissime questioni tecniche sottese al processo e che evidentemente non hanno trovato accoglimento, dal momento che nel dispositivo non ne abbiamo visto traccia, almeno in parte, ci dispiace constatare che anche la vicenda umana che sta dietro a questo fatto non abbia avuto alcun peso nella decisione della Corte d’Assise, che ha addirittura ritenuto di commisurare la pena in misura notevolmente superiore rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero. Al momento non si possono fare ulteriori considerazioni, in attesa delle motivazioni della sentenza. Ciò che è certo è che impugneremo la decisione“.
“Non c’è nessun tipo di gioia, ma soddisfazione solo per il lavoro svolto perché ciò che resta di questa vicenda è la tragedia per tutti”, hanno dichiarato gli avvocati Gian Luigi Pieraccini e Francesco Mantovani, legali di parte civile. “Siamo consapevoli di aver svolto bene il nostro ruolo all’interno del processo, ma dall’altra parte c’è una persona che non tornerà più”. Fa loro eco l’avvocato Giampaolo Remondi, che ha sottolineato come la sentenza abbia confermato “in pieno l’impianto accusatorio che abbiamo sostenuto e condiviso fin dall’inizio, grazie a un’indagine a 360 gradi condotta in modo approfondito e che ha escluso la sussistenza di qualsiasi ipotesi di legittima difesa”.
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