Una terapia “priva di razionale scientifico“, una anamnesi definita “superficiale” e una cura a distanza ritenuta inefficace per la propria “inadeguatezza” dato il rischio concreto di Covid grave. Sono questi i punti fermi che il pm Ciro Alberto Savino, utilizzando le parole del proprio consulente, il medico legale Guido Viel, ha messo in fila per chiedere la condanna a quattro mesi – con pena sospesa – nei confronti di Alberto Dallari, medico in pensione di Reggio Emilia, attualmente a processo per omissione di soccorso ai danni di un proprio paziente, Mauro Gallerani, 68enne di Corporeno, morto dopo un mese di ricovero all’ospedale Sant’Anna a seguito del contagio da Covid-19.
Secondo l’accusa, Dallari – medico volontario del gruppo Ippocrate.org (non coinvolto nel caso specifico) – avrebbe applicato il protocollo terapeutico propagandato come efficace dal sito, tramite la somministrazione di ivermectina (farmaco antiparassitario utilizzato prevalentemente in ambito veterinario) e colchicina (principio attivo indicato per la cura della gotta) per trattare Gallerani. Il paziente fu preso in carico il 25 agosto 2021, ma le condizioni di salute peggiorarono progressivamente. Il 3 settembre un’amica lo accompagnò in ospedale, quando il quadro clinico era ormai gravemente compromesso, con una saturazione dell’ossigeno pari al 57%. A Cona i sanitari fecero il possibile per salvarlo, ma il 7 ottobre, dopo oltre un mese di ricovero, l’uomo morì. Fu lo stesso ospedale a segnalare il caso alla Procura.
Nonostante l’evoluzione in negativo della malattia in Covid-19 grave con serio e concreto pericolo per la vita, per gli inquirenti di via Mentessi, il medico avrebbe omesso di attivarsi tempestivamente per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza al paziente, come avvertire l’autorità sanitaria oppure ordinare egli stesso la doverosa ospedalizzazione, aggiungendo – sempre secondo quanto sostenuto dalla Procura – di non effettuargli né chiamate né messaggi vocali, rispondendogli solamente alcuni giorni dopo, quando ormai Gallerani versava in grandissime condizioni di salute, con laconici sms contenenti le prescrizioni a distanza di farmaci ritenuti inadeguati allo scopo.
La terapia a base di Ivermectina e Colchicina infatti, spiega il pm, risultava essere “controindicata” dalle linee guida del Ministero della Salute dell’Aifa, così come “inadeguata” fu la scelta di curare il paziente tramite la telemedicina, che comunque non avrebbe sortito gli effetti sperati nemmeno in presenza di una “anamnesi completa“. “In quell’epoca anche un cittadino normale, sentendo la televisione o leggendo i giornali, avrebbe dato indicazione all’ospedalizzazione con quei parametri” aggiunge Savino, perché il ricovero “non è un’opinione su un trattamento sanitario, ma un dato obiettivo“. E Dallari – va avanti il pubblico ministero – “non dispone il ricovero immediato per ragioni di ostilità alla medicina tradizionale“.
“Noi possiamo sostenere che Dallari non abbia agito per errore, ma per una scelta deliberata di non fidarsi della medicina istituzionale. È in dolo, al limite in dolo eventuale”, afferma, sottolineando che, se da un lato “è vero che il paziente Gallerani non voleva essere curato in ospedale”, dall’altro “gli si doveva spiegare che il ricovero era l’unica soluzione. Ma questo non è avvenuto”. Anzi, ripercorrendo alcune intercettazioni telefoniche tra il medico e un’amica della vittima, Savino evidenzia come Dallari concordi con quest’ultima una versione di comodo: sostenere che Ippocrate.org non fosse coinvolta nella gestione del caso e che lui avesse consigliato il ricovero, ritenendo il paziente non gestibile a domicilio, ma che fosse stato lo stesso Gallerani a rifiutarlo.
Ma non solo. Per dimostrare quello che considera un “comportamento cospirazionista” da parte dell’attuale imputato, Savino richiama anche alcuni passaggi delle intercettazioni nei quali Dallari parla “di cattiveria degli operatori ospedalieri“, arriva ad “augurare la morte alle persone vaccinate” e paragona la pandemia a un conflitto. “Adesso siamo in guerra. C’è il diavolo in azione. Bisogna essere agguerriti e sapersi difendere”, è la frase che il pubblico ministero ha letto in aula davanti al giudice Rosalba Cornacchia.
La Procura aveva inizialmente indagato Dallari per l’ipotesi di reato più grave, quella di omicidio colposo dovuto all’uso di una cura non adeguata. Gli accertamenti tecnici eseguiti però non avevano stabilito l’esistenza di un nesso univoco tra la cura errata e il decesso del paziente, che aveva anche altri gravi problemi di salute, né avevano potuto dare la necessaria certezza, richiesta dalla giurisprudenza, che la cura ‘standard’ lo avrebbe sicuramente salvato, anche se la probabilità stimata è più elevata.
Però, secondo la Procura, quel metodo di gestione del paziente a domicilio e tramite messaggi via WhatsApp non rispettò la diligenza richiesta a un medico e costituì un’omissione di soccorso da parte di Dallari, assistito dall’avvocato Linda Corrias che discuterà alla prossima udienza.
Il processo tornerà in aula il 17 aprile.
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