Una richiesta immediata di chiarezza, un appello alle istituzioni per strumenti finanziari e una rivendicazione precisa – distinguere chi ha sempre pagato da chi non lo ha fatto – sono al centro della lettera aperta diffusa dai residenti del Grattacielo di Ferrara, che intervengono pubblicamente per spiegare la propria situazione dopo lo sgombero e sollecitare risposte concrete.
Il documento parte da una rivendicazione identitaria e umana: “Siamo famiglie, lavoratori, pensionati. Non siamo numeri, non siamo slogan, non siamo un caso mediatico. Siamo persone accomunate dalla stessa ferita: aver perso un luogo che chiamavamo casa”.
I firmatari sottolineano l’incertezza che stanno vivendo dopo l’allontanamento dagli appartamenti: “Non sappiamo quando potremo rientrare a recuperare i nostri effetti personali, quali siano i tempi realistici per mettere in sicurezza gli alloggi, né chi sia ora il nostro interlocutore certo”.
La lettera insiste su un tono istituzionale e non conflittuale. I condomini riconoscono che esiste un problema di sicurezza e che la vicenda nasce in ambito privato, ma precisano: “Non chiediamo privilegi, scorciatoie o favoritismi. Chiediamo informazioni chiare, trasparenti e uguali per tutti. Chiediamo un canale ufficiale di comunicazione”.
Uno dei punti centrali riguarda la posizione economica dei proprietari. I firmatari vogliono distinguere le situazioni interne al condominio: “Tra noi proprietari la maggioranza non è morosa”, e aggiungono che molti hanno pagato regolarmente e contribuito anche alle mancanze altrui, ricordando che “i lavori per l’adeguamento anticendio sono già a un buon punto”.
La difficoltà attuale è descritta come triplice: debiti da coprire, affitti da pagare e mutui che non possono essere sospesi. “Oggi tuttavia, oltre a dover colmare un debito, ci troviamo a dover cercare e pagare una casa in affitto… e, in molti casi, le rate del mutuo”.
Nel testo emerge anche una richiesta esplicita alle istituzioni: “Ci appelliamo all’intervento delle istituzioni che, senza peso per i contribuenti, possano aiutarci a trovare finanziamenti per continuare l’opera già intrapresa”.
I residenti respingono inoltre la lettura del caso come conflitto sociale interno: “Non è una storia di ‘noi contro loro’, né una guerra tra proprietari e inquilini”. Secondo loro, quanto accaduto dimostra come “basta un intreccio di difficoltà economiche… per trasformare un problema tecnico in un dramma umano”.
La lettera assume anche un tono di ringraziamento verso il volontariato e i media, citando esplicitamente il servizio andato in onda su Le Iene, che “fa emergere quello che stiamo vivendo”.
Infine, i firmatari lanciano un avvertimento sulle possibili speculazioni: “Perseguiremo ogni possibile azione senza lasciare nulla di intentato a salvaguardia delle nostre abitazioni e proprietà”.
Il messaggio conclusivo è semplice e diretto, quasi un appello civico: “Non chiediamo pietà, ma consapevolezza. Perché la casa è un diritto, ma è anche una responsabilità collettiva che riguarda tutti”.
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