Si delineano le strade processuali di Sergio e Alex Borea, rispettivamente padre e figlio di 64 e 47 anni, protagonisti – seppur in tempi e con accuse diverse – delle vicende che ruotano attorno al grave fatto di cronaca avvenuto lo scorso 25 aprile quando, nella loro abitazione di via Copparo a Boara, i coniugi Lauro Collini e Graziana Arlotti – legati a entrambi gli imputati da legami familiari – furono aggrediti dal primo, che li ferì gravemente a colpi di fiocina, e poi – una volta tornati a casa dal ricovero ospedaliero – perseguitati dal secondo con minacce di morte.
Sergio Borea era il marito della nipote di Lauro Collini, scomparsa lo scorso marzo. Le due famiglie – da tempo alle prese con gravi dissidi legati a motivi economici – vivevano una di fronte all’altra, in un piccolo gruppo di case, separate nel cortile solamente da una recinzione mobile.
Ma andiamo per gradi. Sergio Borea – che da quel giorno è nel carcere di via Arginone – è accusato di tentato omicidio e ieri (23 febbraio) – dopo la fine delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio – le carte che lo riguardano sono arrivate sulla scrivania del gup Marco Peraro del tribunale di Ferrara per la prima udienza preliminare. A lui, dopo una consulenza medico legale effettuata su entrambi, la pm Ombretta Volta contesta l’aver scagliato due dardi nei confronti dei coniugi in maniera potenzialmente idonea a determinarne la morte.
Collini era stato colpito all’addome, mentre Arlotti al collo. Tutti e due erano stati trasportati in ospedale con codice di massima urgenza, il primo in elisoccorso e la seconda in ambulanza, riuscendo a sopravvivere nonostante il grande spavento iniziale. Borea invece, dopo il fatto, era immediatamente fuggito da casa. A ritrovarlo, in via Fratelli Navarra, a Malborghetto di Boara, poche ore dopo il fatto, erano stati i carabinieri che lo avevano arrestato e poi lo avevano trasferito in una cella della casa circondariale, dove tutt’oggi è rinchiuso.
L’udienza preliminare tornerà in aula il 18 marzo per dare tempo alle parti di trattare un eventuale risarcimento prima di valutare l’ipotesi di patteggiamento della pena.
Le condotte attribuite ad Alex Borea invece riguardano quanto accaduto dopo quel tentato omicidio, vale a dire a seguito del ritorno dei coniugi Collini a casa dopo la degenza ospedaliera, in un periodo che gli inquirenti fanno risalire in modo indicativo in epoca antecedente al 30 giugno 2025, data della querela. Al 47enne, la Procura contesta lo stalking consistito in minacce di morte, tentativi di percosse e continui atteggiamenti minatori tali da generare uno stato di grave ansia e paura in marito e moglie, assistiti dall’avvocato Valentina Bordonaro.
Nello specifico, a Collini e Arlotti, ancora scossi dal tentato omicidio avvenuto qualche mese prima, Borea – difeso dall’avvocato Massimo Bissi – avrebbe detto “fosse l’ultima cosa che faccio, io vi ammazzo” promettendo poi che “quello che non ha finito lui (riferito all’azione del padre, ndr) lo finisco io“. Avrebbe inoltre tentato di colpire con un mattarello il solo Collini, mentre lo spintonava e infine avrebbe anche rivolto intensi sguardi di sfida a entrambi i coniugi, spaventati per la la tenuta della loro incolumità fisica e psicologica.
Per lui, attualmente sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, accogliendo la richiesta della Procura, il gup Sandra Lepore del tribunale di Ferrara ha disposto il giudizio immediato col processo che approderà il 14 aprile davanti al giudice monocratico Rosalba Cornacchia.
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