La vicenda del grattacielo di Ferrara non è soltanto una questione di sicurezza edilizia, ma rappresenta, secondo il consigliere comunale Pd Massimo Buriani, un caso emblematico di politiche abitative, gestione del patrimonio pubblico e responsabilità amministrative.
Nelle sue osservazioni, Buriani prova a inquadrare il problema attraverso dati demografici, analisi sociale del condominio, numeri sull’edilizia pubblica e ricostruzione dei passaggi istituzionali che hanno preceduto lo sgombero.
Il grattacielo conta 185 appartamenti, una ventina di locali tra negozi e uffici e 168 proprietari complessivi. La proprietà risulta così distribuita: 52% italiani, 42% stranieri, 6% società. Secondo Buriani, questo dato smentisce l’immagine del palazzo come realtà marginale o mono-sociale: si tratta invece di un edificio con forte pluralità di provenienze e interessi. Tra i proprietari italiani, 57 sono ferraresi mentre 40 risiedono fuori provincia: molti acquistano per locazioni a studenti o lavoratori, spesso legati all’Università cittadina.
Il Comune – evidenzia il consigliere – è uno dei principali proprietari del complesso, con quote millesimali rilevanti e numerosi spazi tra uffici, servizi e locali pubblici. Gli immobili acquisiti negli anni sono stati destinati a mediazione sociale, servizi sportivi, funzioni di presidio urbano e spazi informativi.
Buriani insiste sul ruolo sociale dell’edificio, definendolo di fatto un condensato della struttura economica locale. I 77 proprietari stranieri provengono da 24 Paesi diversi. La distribuzione riflette i settori produttivi del territorio: asiatici soprattutto nel commercio e ristorazione, est-europei nei servizi alla persona, africani e nordafricani nella manifattura e logistica della cintura bolognese. Molti hanno acquistato casa per difficoltà a trovare affitti in città, altri praticano co-housing per sostenere mutui e spese condominiali. L’edificio, sottolinea il consigliere, ospita anche attività economiche di base – negozi alimentari e servizi – che servono non solo gli abitanti ma l’intero quartiere.
Una parte centrale dell’analisi riguarda il patrimonio abitativo del Comune di Ferrara, gestito da Acer Ferrara. Il Comune possiede circa 3.300 alloggi Erp. Tra il 2023 e il 2025 risultano vuoti tra 850 e 955 appartamenti, in gran parte non assegnabili per necessità di manutenzione. Secondo i dati citati gli alloggi sfitti rappresentano quasi un terzo del patrimonio, sono cresciuti del 27,5% tra il 2019 e il 2023 e la graduatoria Erp supera i mille nuclei richiedenti. Buriani richiama anche la relazione preventiva 2026 di Acer, secondo cui senza nuovi finanziamenti “si accumuleranno ulteriori alloggi vuoti e permarrà critica la possibilità di eseguire interventi di manutenzione straordinaria sugli edifici”. Il consigliere collega questi numeri alla gestione dell’emergenza grattacielo: per lui dimostrano che la crisi abitativa cittadina non nasce con lo sgombero, ma è strutturale.
La parte politicamente più rilevante del documento riguarda la sicurezza. Dopo lavori significativi eseguiti tra 2022 e 2023, nel febbraio 2023 i Vigili del Fuoco avevano espresso “parere favorevole” al progetto, imponendo ulteriori prescrizioni. Nel sopralluogo del 28 marzo 2024 risultavano ancora: circa 34 appartamenti non adeguati; assenza di procedure gestionali antincendio; mancanza di dispositivi antipanico; carenze negli impianti di rilevazione. Il verbale concludeva che “ad oggi non risulta garantita la sicurezza degli occupanti in caso di incendio” e che erano scaduti i termini di adeguamento.
Secondo Buriani, a quel punto si apre il nodo politico.
Il rappresentante comunale nelle assemblee condominiali avrebbe assunto l’impegno a “partecipare proattivamente” alla soluzione portando una delibera in Comune. Del provvedimento, sostiene il consigliere, non si è saputo più nulla. Dal sopralluogo del marzo 2024 fino all’incendio dell’11 gennaio 2026, afferma, i lavori prescritti non sarebbero stati completati. Dopo l’incendio, i Vigili del fuoco hanno indicato la necessità di sospendere l’attività fino all’adeguamento della sicurezza. Il sindaco ha quindi disposto lo sgombero, definito da Buriani un atto inevitabile.
Ma il consigliere contesta due passaggi successivi. Il primo riguarda la gestione degli sfollati. Secondo lui il Comune ha sostenuto che non si trattasse di emergenza pubblica ma di questione privata. Sulla stampa, ricorda, esponenti della maggioranza avrebbero dichiarato che “…il Comune non fa il piazzista”. Il secondo punto riguarda il futuro del palazzo. Buriani sostiene che le dichiarazioni del sindaco abbiano lasciato intendere che la soluzione passi da un “grande piano nazionale di riqualificazione urbana”, con possibile demolizione delle torri.
Il consigliere sostiene invece che una soluzione fosse già stata delineata nel 2023 e mai attuata. A riprova di quanto affermato Buriani allega l’estratto del verbale della assemblea straordinaria del giorno 12 luglio 2024 del condominio Grattacielo in cui, nel secondo paragrafo, si citano gli impegni assunti dall’allora vicesindaco davanti ai Vigili del Fuoco e al Prefetto. “Il Comune – spiega Buriani – in qualità di proprietario con quote millesimali significative, potrebbe farsi garante in solido del condominio per il completamento di quei lavori nelle parti comuni per accelerare i tempi di rientro degli abitanti. Per quanto riguarda i lavori nelle parti private, nel caso non fosse possibile mettere a norma in tempi brevi di tutti gli appartamenti ancora privi di zone filtro e porte Rei, si tratterebbe di inibire formalmente l’accesso solo a questi, sigillandone l’ingresso senza precludere l’accesso al condominio a tutti gli altri proprietari in regola. Dovrà essere cura dell’amministrazione condominiale la successiva attivazione di procedure legali per il recupero del credito nei confronti dei proprietari morosi”.
Secondo Buriani, dunque, questa strada permetterebbe un rientro più rapido degli abitanti senza attendere interventi nazionali o scenari radicali.
L’analisi del consigliere Pd trasforma quindi il grattacielo in un caso più ampio: politiche abitative insufficienti, patrimonio pubblico non valorizzato, e un’amministrazione accusata di non aver esercitato il proprio peso quando poteva.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com