Politica
22 Febbraio 2026
Il giornalista bolla la scelta del governo Meloni di partecipare al Board of Peace come “un estremo servilismo”

Dago, dalla Flotilla a Ferrara: “Abbiamo spaventato i potenti della terra”

di Redazione | 3 min

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Un’accoglienza piena di interesse, quella che la cittadinanza ha riservato al giornalista e membro della Global Sumud Flotilla Lorenzo “Dago” D’Agostino. Massiccia l’affluenza all’evento, organizzato da Arci, Ferrara per la Palestina e Sanitari per Gaza, in Sala Estense il 20 febbraio. Un’occasione, per il pubblico ferrarese, di ascoltare in presa diretta le parole di chi ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza della Flotilla e poi la detenzione nelle carceri israeliane.

Riavvolgendo il nastro, D’Agostino ha parlato delle “strategie di privazione del sonno”, messe in pratica dalle forze di difesa israeliane (Idf) per evitare di lasciare segni visibili di tortura sui corpi degli attivisti. E delle “schifose gerarchie razziali” perpetrate dagli agenti, che “davano più botte ai turchi e a chi aveva un altro colore della pelle”.

Rispetto all’esperienza della Flotilla il giornalista ha detto di considerarla il presupposto che ha permesso di raggiungere un, pur insoddisfacente, accordo di pace: “È un risultato ottenuto da noi equipaggi di mare e terra. Siamo riusciti a spaventare i potenti della terra”. Proprio per questo si è detto fiducioso che la partenza di una nuova Flotilla (il 29 marzo è la data presunta), ancora più grande, potrebbe essere determinante.

L’unione fa la forza. Questo il concetto espresso da D’Agostino quando ha ricordato ai presenti che una nave è riuscita ad arrivare a 26 miglia da Gaza lo scorso ottobre: “Se parti in tanti non è scontato nemmeno per loro riuscire a fermare tutti”.

Il giornalista è stato critico con le parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nei giorni in cui la missione di mare stava avvicinandosi alla Striscia: “Di fronte alla minaccia di Israele di farci fuori, è stato doloroso sentire il suo invito a tornare indietro, per salvaguardare la nostra incolumità. Sembrava star dicendo: ve la state cercando”.

Dopo la parte dell’intervento dedicata agli eventi della spedizione, D’Agostino si è espresso a proposito del presente del conflitto. Definendo la scelta del governo Meloni di partecipare al Board of Peace, istituito dagli Usa, in qualità di Paese osservatore come il frutto di “un estremo servilismo”. E condannando la scelta di prendere parte “al momento in cui le potenze mondiali si dividono le spoglie della Palestina”.

“L’interesse economico italiano più lampante – ha proseguito –, rispetto alla ricostruzione di Gaza, è quello di Eni. Al largo di Gaza ci sono dei giacimenti di idrocarburi molto interessanti. È un fatto noto che la compagnia si stia posizionando per poterli sfruttare. La copertura diplomatica offerta dal governo italiano andrebbe letta in questo senso”.

Nel corso della serata non sono mancati i contributi a cura di realtà cittadine impegnante sul fronte della causa palestinese.

Sanitari per Gaza Ferrara ha posto l’accento sulla “grave minaccia che incombe sulle Ong di tutto il mondo impegnate nella Striscia di Gaza”, dal momento che le autorità israeliane hanno impartito un ultimatum a 37 di queste organizzazioni (fra cui anche Oxfam e Medici senza frontiere), con l’obbligo di cessare le attività entro la fine del mese se non forniranno una lista di tutti i loro operatori sul campo, “senza alcuna garanzia su cosa ne sarà di loro”.

Arci Ferrara, attraverso le parole della sua presidente Francesca Audino, ha infine ricordato come, con la raccolta fondi 100X100 Gaza, ci si stia adoperando per fornire degli strumenti di supporto significativo alla popolazione gazawi, “per promuovere le possibilità di una fase di ricostruzione autodeterminata”.

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