Lagosanto. Sale a ventitré – e non è escluso che possa aumentare – il numero delle pazienti persone offese nell’inchiesta per lo scandalo al Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale di Lagosanto. Restano invece sempre fermi a otto gli operatori sanitari che la Procura di Ferrara ha iscritto nel registro degli indagati, vale a dire il responsabile dell’unità operativa, l’ex e l’attuale responsabile del Laboratorio, la manager/embriologa della qualità e quattro biotecnologi.
Intanto è fissato per lunedì 2 marzo il conferimento di incarico agli ingegneri Giuseppe Montagnola e Michele Sacchetti per estrapolare e analizzare la copia forense dei dispositivi sequestrati agli indagati e della banca dati Fertilab. Lo stesso verrà fatto con i medici legali Paola Viganò e Roberto Testi che, attraverso visite e analisi, dovranno anche accertare – tra i vari profili da indagare – se le pazienti che hanno denunciato irregolarità abbiano riportato lesioni a causa di condotte ritenute inappropriate.
Un primo conferimento era stato fissato lo scorso 17 dicembre, ma l’aumento del numero delle persone offese – e quindi il conseguente allargamento dell’indagine – ha portato la Procura a rimandare l’inizio degli accertamenti tecnici irripetibili, in modo tale da poter permettere in modo tale da poter permettere eventualmente alle nuove parti interessate di parteciparvi tramite la nomina di un consulente di parte.
L’inchiesta, eseguita dalla Guardia di Finanza dietro il coordinamento della pm Barbara Cavallo, aveva portato gli inquirenti a scoprire presunte false attestazioni nelle cartelle cliniche, mancato rispetto delle linee guida e, nel caso più grave, anche un procurato aborto.
Del caso – a inizio febbraio – se n’era occupata anche la trasmissione televisiva Le Iene di Italia Uno, ai cui microfoni Nicoletta Natalini, dg dell’Ausl di Ferrara, aveva rassicurato i telespettatori dicendo che “non c’erano stati danni agli embrioni, alle donne e alle coppie”.
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