Finisce col crollo della quasi totalità impianto accusatorio il processo Fiera bis, che vedeva tra gli imputati l’ex sindaco Tiziano Tagliani e l’ex vicesindaco Aldo Modonesi. Il primo era finito a processo per truffa, così come il secondo che però era stato chiamato a rispondere anche di turbativa d’asta e corruzione. Per loro, difesi dagli avvocati Riccardo Caniato e Filippo Maggi, durante la mattinata di venerdì 20 febbraio, il gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara ha rispettivamente pronunciato sentenza di proscioglimento e assoluzione.
Analoghe decisioni sono state prese – sempre perché il fatto non sussiste – anche per gli altri cinque imputati, finiti alla sbarra – a vario titolo – con le accuse di truffa ai danni della Regione, abuso d’ufficio (caduto perché non più previsto dalla legge come reato), falso, turbativa d’asta (prescritto), frode in pubbliche forniture (prescritto) e corruzione. Tra loro figurano Filippo Parisini, ex presidente di Ferrara Fiere e l’ingegnere Davide Grandis (difeso dall’avvocato Dario Bolognesi), direttore dei lavori, tutti e due prosciolti dalle accuse più gravi.
Per entrambi sono però rimaste in piedi due accuse minori e ormai vicine alla prescrizione: Parisini dovrà rispondere dell’ipotesi di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, in relazione alla presunta mancata predisposizione dell’impianto antincendio nei padiglioni; Grandis dovrà invece affrontare il giudizio per falso, per aver – secondo l’ipotesi accusatoria – emesso una Scea ritenuta non veritiera. Per loro il processo inizierà alla data di martedì 14 aprile, davanti alla giudice Rosalba Cornacchia del tribunale di Ferrara.
“Siamo molto soddisfatti per il proscioglimento di Filippo Parisini che certifica il crollo dell’intera impalcatura dell’accusa. Parisini ha sempre agito solo e sempre nell’esclusivo interesse della Fiera. Ci dovremo difendere solo dall’accusa di non aver predisposto misure antincendio idonee, sulla quale siamo sereni potendo dimostrare il massimo impegno profuso per risolvere il problema” è il commento, fuori dall’aula, rilasciato dall’avvocato Claudio Maruzzi, legale difensore dell’ex numero uno dell’ente di via delle Fiere.
Prosciolti da tutte le contestazioni infine anche Stefano Zaccarelli e Gian Domenico Leprini, assolto invece Sandro Mantovani. I tre erano rispettivamente presidente, consulente e consigliere dell’AeC, l’impresa di Modena che aveva vinto l’appalto per i lavori da 6 milioni di euro per la ristrutturazione e la riqualificazione post-sisma dei padiglioni. “Siamo pienamente soddisfatti: è stata ripagata la nostra fiducia nella giustizia. AeC è un’azienda seria ed è stata dimostrata la completa insussistenza dei reati contestati”, ha dichiarato l’avvocato Cosimo Zaccaria, difensore di Zaccarelli e Mantovani.
Proprio quell’appalto milionario aveva finito per costituire il fulcro dell’intera vicenda giudiziaria. I fatti finiti al centro dell’inchiesta, secondo l’iniziale impostazione della Procura di Ferrara, ruotavano infatti attorno all’affidamento e alla gestione dei lavori per la ristrutturazione e la riqualificazione dei padiglioni, in seguito ai presunti danni strutturali provocati dal terremoto del 2012. Il nodo centrale, per gli inquirenti, era però proprio questo: quei danni, in realtà, non sarebbero mai esistiti.
Secondo gli uffici di via Mentessi, i lavori sarebbero stati quindi assegnati ad AeC attraverso una gara d’appalto pilotata e portati avanti sulla base di presunte false attestazioni, sia in merito ai danni subiti dalla struttura sia allo stato di avanzamento del cantiere. Un meccanismo che, sempre secondo l’accusa, avrebbe consentito di “gonfiare” i costi e di farli ricadere sulla Regione Emilia-Romagna.
Il giudice ha tuttavia ritenuto insussistente l’accusa principale di falso in atti pubblici contestata all’ingegner Davide Grandis, relativa a quella perizia che avrebbe attestato proprio quei danni inesistenti. Dichiarato il non luogo a procedere su questo capo, sono venute meno, a cascata, anche le contestazioni agli altri imputati. Ne è derivata così la pioggia di assoluzioni e proscioglimenti che di fatto hanno messo la parola fine al processo, con una sentenza le cui motivazioni saranno depositate entro i prossimi trenta giorni.
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