“La più grave crisi che Ferrara affronta dal dopoguerra”
L'intervento dei co-segretari di Rifondazione Comunista sull'emergenza Grattacielo: "Il volontariato risorsa preziosa, ma non può sostituirsi alla responsabilità pubblica"
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Le Donne Democratiche di Ferrara aderiscono alla mobilitazione in programma domenica 15 febbraio a Bologna, promossa dai centri antiviolenza e dalle associazioni femministe, contro la riformulazione del cosiddetto Ddl Stupri presentata in Senato
"I dati sull’export italiano rappresentano un risultato estremamente positivo: 643 miliardi di euro e una crescita del +3,3%, migliore rispetto alle principali economie europee come Francia, Germania e Spagna. Un segnale concreto della forza del nostro sistema produttivo e della qualità delle nostre eccellenze". Lo dichiara Davide Bergamini, deputato di Forza Italia
"Il fatto che non si siano trovate soluzioni è abbastanza surreale". L'ex ministro Andrea Orlando (Pd) a Ferrara per parlare di sviluppo economico del territorio interviene brevemente anche sullo sgombero del Grattacielo
"Evitiamo di dire che va tutto bene, nel nostro paese ci sono crisi industriali spesso non presidiate dal governo ed è molto importante portarle all'attenzione". È da qui che Andrea Orlando (Pd) parte nel delineare la situazione economica italiana e ferrarese
di Iolanda Madeo*
Negli ultimi giorni un articolo firmato da esponenti dell’Unione delle Camere Penali di Ferrara ha rilanciato la proposta di un nuovo indulto, come soluzione al sovraffollamento delle carceri italiane.
Le ragioni addotte meritano attenzione: il sovraffollamento è un dato reale; i detenuti presenti nelle carceri italiane sono circa 60–62 mila, a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 50 mila posti. Le condizioni di detenzione in molti istituti sono critiche e lo Stato ha il dovere di garantire sempre il rispetto della dignità umana, anche nei confronti dei detenuti, ma una scorciatoia simile non può essere un rimedio.
La Giustizia è uno dei pilastri dello Stato e, per essere applicata, prevede una pena certa per chi sbaglia. Il Senatore Alberto Balboni, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha più volte evidenziato come provvedimenti emergenziali, quali l’indulto, non risolvano i problemi strutturali del sistema penitenziario e finiscano per incidere negativamente sulla certezza della pena e sulla tutela delle vittime. La strada indicata è quella delle riforme strutturali, non delle soluzioni straordinarie.
Questo è l’elemento fondante del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni; non può essere piegato alle necessità momentanee, anzi è proprio in momenti di necessità ed emergenza che le istituzioni devono dimostrarsi salde ed affidabili. Specie in un Paese come l’Italia, dove spesso i processi durano più delle pene stesse, tenendo ostaggio delle lungaggini giudiziarie gli innocenti tanto quanto i colpevoli, sapere che chi è stato giudicato colpevole potrà avere un ulteriore sconto, minerebbe definitivamente il senso di equità tra chi rispetta le regole e chi invece le viola.
Il sovraffollamento esiste ed è noto da tempo, ma non può essere considerato un evento imprevedibile. Un dato rilevante, spesso poco discusso, riguarda la composizione della popolazione detenuta: oltre il 31–32 per cento dei detenuti è di nazionalità straniera, più di 19 mila persone. In alcune regioni e in specifici istituti questa percentuale supera il 50 per cento. In carceri come Modena e Piacenza, la presenza di detenuti stranieri è maggioritaria.
Questi dati pongono una questione squisitamente politica: perché intervenire con un indulto generalizzato invece di utilizzare in modo sistematico gli strumenti già esistenti per il trasferimento dei detenuti stranieri nei Paesi di cittadinanza? Tali strumenti infatti sono già codificati e disponibili nel nostro ordinamento giuridico, come la cooperazione giudiziaria internazionale, gli accordi bilaterali e il trasferimento dei detenuti condannati in via definitiva. Un loro utilizzo più efficace consentirebbe di ridurre il sovraffollamento, contenere i costi per lo Stato e garantire la certezza della pena oltre ad eliminare, per il nostro Stato, il peso economico del mantenimento di delinquenti non italiani.
In Danimarca, ad esempio, il governo guidato dalla premier Mette Frederiksen ha adottato una linea rigorosa nei confronti degli stranieri condannati per reati gravi, prevedendo l’espulsione e l’esclusione dal territorio nazionale al termine della pena. Si tratta di un approccio fondato sulla certezza della sanzione e sulla tutela della sicurezza pubblica, che ha inciso sia sulla recidiva sia sui costi del sistema penitenziario. Un modello che, pur con le necessarie differenze di contesto, mostra come esistano alternative all’indulto generalizzato.
Il richiamo all’ultimo indulto, approvato nel 2006, va collocato nel suo contesto storico.
All’epoca la presenza di cittadini stranieri in Italia era significativamente inferiore rispetto a oggi e la pressione migratoria aveva dimensioni diverse. Anche la composizione della popolazione detenuta presentava caratteristiche non sovrapponibili a quelle attuali.
Riproporre oggi una misura analoga, senza tener conto dei cambiamenti intervenuti negli ultimi vent’anni, rischia di essere una risposta non adeguata alla realtà.
Il tema della certezza della pena è stato al centro anche delle riflessioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, più volte, hanno richiamato la necessità di uno Stato coerente e credibile nell’esercizio della funzione repressiva, senza indulgere in forme di clemenza generalizzata. Una mancanza dello Stato non può ricadere sui cittadini che già subiscono ogni giorno in carenza di sicurezza, a causa di politiche eccessivamente sbagliate del recente passato, ma richiede una gestione più efficiente dell’esecuzione penale, investimenti nella rieducazione, un utilizzo pieno degli strumenti di cooperazione internazionale ed il rispetto del lavoro di chi opera quotidianamente per garantire sicurezza e giustizia.
Il sovraffollamento carcerario è un problema serio e va affrontato con determinazione. Ma non si risolve svuotando le carceri e rimettendo in strada i delinquenti.
*Capogruppo Fratelli d’Italia Ferrara
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