Ha scelto di parlare, rendendo dichiarazioni spontanee, Filippo Parisini, l’ex presidente di Ferrara Fiere oggi alla sbarra nel processo Fiera Bis. Lo ha fatto ieri (venerdì 13 febbraio) mattina, davanti al gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, raccontando – a tratti commosso – le gravi difficoltà che ha attraversato una volta arrivato a dirigere l’ente, soprattutto per gestire le priorità necessarie al fine di cercare di risanare l’organizzazione e i bilanci, oltre che organizzare eventi e mettere in sicurezza i padiglioni danneggiati dal sisma.
“Confidiamo di avere offerto elementi per il pieno proscioglimento del mio assistito da accuse che fin dall’inizio si appalesavano del tutto infondate” è il commento del legale che lo difende, l’avvocato Claudio Maruzzi.
Parisini – per cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio – è attualmente a processo insieme all’ex sindaco Tiziano Tagliani, all’ex vicesindaco Aldo Modonesi, a Sandro Mantovani (ex delegato di AeC), al progettista dei lavori Davide Grandis, a Stefano Zaccarelli (ex presidente di AeC) e a Gian Domenico Leprini (consulente per l’impiantistica di AeC).
A tutti e sette – a vario titolo – la Procura contesta i reati di truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso, corruzione, turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture. Anche se per questi ultimi due capi la Procura ha chiesto il proscioglimento, essendo andati prescritti.
I fatti finiti al centro dell’inchiesta, stando all’iniziale impostazione della Procura, ruotano attorno al maxi appalto per la ristrutturazione e la riqualificazione dei padiglioni fieristici dai danni strutturali subiti con il terremoto del 2012. Ma il problema è che quei danni, secondo gli inquirenti, in realtà, non c’erano mai stati.
Per gli uffici di via Mentessi, infatti, i lavori sarebbero stati assegnanti alla AeC, pilotando la gara d’appalto, e sarebbero stati portati avanti sulla base di alcune presunte false attestazioni sui danni subiti dalla struttura e sull’avanzamento del cantiere.
Operazioni che avrebbero permesso di “gonfiare” i conti e far pagare tutto alla Regione Emilia-Romagna.
Il processo tornerà in aula il 20 febbraio, quando è attesa la sentenza.
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