Attualità
14 Febbraio 2026
La testimonianza personale di un residente: "Così ho visto la mia città tradire le sue famiglie"

Il giorno più brutto di Ferrara

di Redazione | 3 min

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Vivo a Ferrara da vent’anni. Sono arrivato nel settembre del 2006, qualche giorno dopo la grande manifestazione che chiedeva verità e giustizia per Federico Aldrovandi. Doveva essere solo per un anno, ma poi ho scelto di restare, insieme alla persona che amo.

Qui ho vissuto alcuni dei momenti più belli e più difficili della mia vita: la leggerezza degli ultimi anni spensierati prima di diventare adulti, le amicizie internazionali, il volontariato, la nascita dei nostri figli, il Paolo Mazza pieno di gente che canta, ma anche il terremoto del 2012, la pandemia di Covid e il lockdown, la morte di un amico e, a distanza, il tumore che ha portato via mio padre in pochi mesi. Ho preso decisioni giuste, sbagliate e lasciato un lavoro sicuro.

A quello che ho visto giovedì mattina al Grattacielo però non ero pronto.

E in vita mia non avrei mai pensavo di assistere a famiglie in lacrime allontanate dalle loro case, senza un’idea di dove andare le prossime notti e i prossimi giorni, abbandonate e tradite dalla città in cui sono cresciute o nella quale hanno scelto di vivere. Sono scene che associavo ad altri momenti, bui, della storia del novecento. E invece succedevano davanti a me, in una fredda, umida e piovosa mattina di metà febbraio. Mentre in piazza si allestiva Art & Ciocc e tutto è pronto per il Carnevale degli Este.

Ieri sera al telefono avevo cercato di raccontare la situazione a mia madre che si è dimostrata più bassaniana di Bassani “Quando esco dalla stazione e vedo quel grattacielo è proprio una schifezza in una città elegante come Ferrara”. Elegante. Di tutto il vocabolario italiano forse l’aggettivo che meno mi si addice. Ma non la biasimo. Anche io ho sempre visto il Grattacielo come un bubbone nell’architettura cittadina. Poi qualche anno fa ho conosciuto persone che abitavano al Grattacielo. Lo scrivo di nuovo che magari aiuta: persone che abitavano al Grattacielo. E qualcosa è cambiato.

Questa mattina, passando da un lato all’altro degli accessi bloccati, mi è parso di notare, nella maggior parte degli operatori di Polizia di Stato, Municipale e delle altre Forze dell’Ordine, dai funzionari di alto grado ai giovanissimi poliziotti della volanti, un’espressione negli occhi e nel corpo che diceva senza parole “Non lo vedi che non vorrei essere qui e non vorrei fare quello che sto facendo”.

Chi c’era, a qualunque titolo e ruolo, ha visto e non dimenticherà.

Chi non c’era, chi ha deciso di non prendere posizione o chi è indifferente, sta perdendo una grande occasione davanti a una questione che non è partitica o politica, ma solo di umanità.

E in ogni caso, sarà difficile e ci vorranno anni, per togliere questa macchia di vergogna dalla città in cui ho scelto di vivere.

L.G., un semplice cittadino come tanti altri

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