M5S Ferrara: rieletto Francesco Reitano
Il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Ferrara ha rieletto, confermandolo, Francesco Reitano come rappresentante del gruppo nel corso dell’assemblea
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Cento. La legge finanziaria 2026 finisce nel mirino del centese Marco Mattarelli, presidente del Comitato Verso Italexit, che in un intervento dai toni fortemente critici definisce la manovra come “la più ridotta degli ultimi 12 anni”, sottolineando che “solo il governo Letta fece meno con una legge da 14,7 miliardi”.
Secondo Mattarelli, il ritorno del deficit “intorno al 3 % voluto dai parametri di Maastricht” e il saldo primario positivo – “significa che lo stato incassa più di quanto spende, prima di pagare gli interessi sul debito pubblico” – non rappresentano un risultato da rivendicare, bensì il segnale di una linea di rigore imposta dai vincoli europei.
L’affondo si concentra soprattutto sul debito. “Inutile vantarsi dello spread basso quando il debito pubblico è oltre 1.100 miliardi in più del famigerato 2011”, afferma, richiamando l’anno della crisi del debito sovrano, quando “lo spread fu artificialmente portato a 600 dalla finanza internazionale, che in una settimana può fare altrettanto”.
Nel quadro delineato dal presidente del Comitato, l’economia italiana nel 2026 “galleggia con un pil allo 0,5%”, mentre “l’inflazione ha eroso i redditi ed impoverito i più”. A pesare, secondo i dati citati, saranno anche gli interessi sul debito, che “assorbiranno oltre 91,8 miliardi” e un rapporto debito/pil che “non scenderà sotto il 138%”. Da qui l’avvertimento: “Il redde rationem inevitabile”.
Non manca una critica al sistema mediatico e politico, accusato di distogliere l’attenzione dall’andamento economico. “La politica ed il mainstream distraggono la pubblica opinione con temi per lo più banali”, sostiene, citando tra questi “la pluri scissione della Lega, lo scandalo Signorini in Mediaset, gli scontri di piazza (nel copione dal 2001 di Genova), il prossimo tormentone di San Remo, le esternazioni di Calenda”. Per Mattarelli si tratta di “intrattenimento più che informazione di fatto inesistente sulla realtà dei fatti soprattutto della economia in stagnazione ormai trentennale”.
L’analisi si estende alla dimensione europea. “La globalizzazione iper liberista avallata dalla tutta la politica italiana senza distinzioni ha condotto l’Italia in una posizione di sudditanza economico-finanziaria senza precedenti”, afferma, parlando di un Paese costretto “a servire un debito di oltre tremila miliardi di euro” e a pagare interessi che “nel quinquennio 2023-2027 sono circa 440 miliardi previsti dal governo nel psbmt approvato nel solco della obbedienza ai burocrati Ue e sottoscritto dal governo Meloni, in perfetto stile Pd”.
Nel passaggio dedicato alle politiche interne, Mattarelli sostiene che “stiamo già vivendo anni di grandi sacrifici, in termini di sanità pubblica, ormai inesistente, scuola, sicurezza territoriale, pensioni: la Fornero è stata inasprita!”. Un giudizio che si accompagna a una critica più ampia verso l’Unione europea, definita “traballante”, “arroccata in una montagna di inutili regolamenti” e “sempre più orientata ad un riarmo sterile, pericoloso e sostanzialmente inutile che arricchirà poche lobby multinazionali”.
Il punto centrale dell’intervento resta tuttavia la sovranità monetaria, espressa in forma netta: “Noi restiamo ostinatamente convinti che senza una moneta sovrana non ci sia nessuna libertà e nessuna politica economica indipendente”.
Infine, l’appello rivolto alle forze politiche: “Rivolgiamo pertanto la nostra proposta alle forze politiche attualmente votate dalla minoranza degli elettori: quale è la vostra posizione sulla moneta sovrana, siete con Draghi e Lagarde o con il popolo del ceto medio ormai immiserito?”.
L’intervento, corredato da un grafico tratto dal psbmt 2025-2029 sul debito pubblico italiano, si inserisce nel dibattito sulle prospettive economiche del Paese, rilanciando con forza il tema dell’uscita dall’euro come soluzione strutturale alla stagnazione e al peso del debito.
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