Comacchio. C’è anche un 31enne italiano, che abita a Comacchio, tra i ventiquattro indagati finiti al centro dell’operazione “Last Delivery” che, durante le prime ore di martedì 10 febbraio, dietro il coordinamento della Procura di L’Aquila, ha portato a dodici arresti in tutta Italia.
L’operazione, a cui hanno preso parte duecentocinquanta militari sull’intero territorio nazionale, ha consentito l’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa lo scorso 2 febbraio dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di L’Aquila.
Il provvedimento ha interessato complessivamente sette soggetti, ritenuti gravemente indiziati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Nei loro confronti sono state applicate cinque misure di custodia cautelare in carcere e due misure degli arresti domiciliari. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono fatte ventiquattro perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati da nord a sud.
Tra queste rientra anche quella effettuata dai carabinieri del comando provinciale di Ferrara e a casa del 31enne finito sotto indagine, a cui viene contestato l’aver prodotto e spedito materiale esplodente senza fornire la preventiva necessaria comunicazione per il trasporto.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Penne, in provincia di Pescara, al vertice del sodalizio vi sarebbe un 45enne residente a Montesilvano, ritenuto promotore di un’organizzazione attiva dal 2021 nel traffico di droga, in particolare cocaina e hashish, tra Montesilvano e Penne, con ramificazioni anche all’interno del carcere di Pescara, dove la droga veniva introdotta con la complicità di soggetti esterni.
Parallelamente è stato scoperto un canale di compravendita di esplosivi, armi e stupefacenti tramite chat e piattaforme online, con spedizioni effettuate attraverso corrieri. Durante l’operazione, in Sicilia sono stati sequestrati complessivamente oltre 500 chilogrammi di materiale esplosivo, tra cui 210 a Trapani e 307 ad Aci Catena, oltre a ulteriori quantitativi rinvenuti in altre province.
L’inchiesta trae origine dall’arresto, nel 2023 a Penne, di un uomo trovato in possesso di 177 ordigni artigianali e oltre 15 chilogrammi di esplosivo, episodio da cui sono partiti gli approfondimenti investigativi.
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