Bondeno
11 Febbraio 2026
L’uomo era stato fermato prima di entrare nell’ufficio postale. L’accordo con la Procura prevede anche una donazione in beneficenza

Tentata rapina alle Poste di Bondeno, patteggia 41enne: pena convertita in lavori di pubblica utilità

di Pietro Perelli | 2 min

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Ha patteggiato un anno, un mese e dieci giorni l’uomo accusato di una tentata rapina all’ufficio postale di Bondeno lo scorso 12 luglio. La pena, applicata con sentenza di patteggiamento, è stata convertita in lavori di pubblica utilità, che il 41enne italiano, all’epoca dei fatti domiciliato nella città matildea, sconterà in un’altra provincia, dove ha mantenuto la residenza.

L’uomo era stato tradito dalla parrucca che indossava e dalla macchina parcheggiata in modo da intralciare il traffico. Alcuni cittadini avevano quindi avvisato i carabinieri che, immediatamente intervenuti, lo hanno notato e fermato ancor prima che riuscisse a entrare nell’Ufficio Postale.

La sentenza è arrivata lo scorso 27 gennaio dopo un accordo raggiunto tra la difesa e la Procura di Ferara. Ha previsto anche il versamento di una somma a titolo risarcitorio di 500 euro. Denaro non elargito direttamente a Poste Italiane – visto che l’uomo non è mai neanche entrato negli uffici e quindi non ha arrecato un danno diretto – ma devoluto in beneficienza a un’associazione.

Al momento del fermo, secondo gli atti, il 41enne indossava una parrucca e aveva con sé un passamontagna non ancora calato, oltre a un cutter nascosto in tasca. Le cronache dell’epoca avevano invece riferito che il passamontagna fosse già indossato e che l’uomo avesse anche guanti in lattice e un cappello sopra la parrucca.

L’avvocata che lo ha difeso, Roberta Larocca, ha sottolineato il “forte pentimento” e l’atteggiamento “processuale molto corretto” del suo assistito. Elementi che probabilmente hanno contribuito a raggiungere l’accordo con la Procura. Inizialmente, infatti, l’imputazione teneva conto anche di precedenti penali, già oggetto di un precedente patteggiamento e risalenti a oltre cinque anni prima dei fatti di Bondeno. Precedenti che, nel caso specifico, non sono stati valutati ai fini della recidiva, anche in considerazione del tempo trascorso e dell’assenza di ulteriori reati nel frattempo.

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