di Paolo Benasciutti*
Come ex presidente di Anva e dopo quarant’anni di mercati vissuti ogni settimana tra la gente, faccio fatica a ricordare una scelta amministrativa così poco lungimirante nei confronti del commercio ambulante.
Un mercato non è soltanto una fila di banchi: è un punto di incontro, un presidio sociale, un servizio per i cittadini e una risorsa economica per tutto il centro. Spostarlo in un’area priva di attività commerciali, lontana dai flussi naturali delle persone e con evidenti criticità logistiche, significa snaturarne la funzione e metterne seriamente a rischio la sopravvivenza.
Colpisce soprattutto il metodo: gli ambulanti si sono trovati davanti a un vero e proprio “prendere o lasciare”, con la minaccia della sospensione della licenza per chi non accetta il trasferimento. Una misura definita “cautelativa” ma che, nei fatti, penalizza chi ha costruito per anni la propria clientela, i propri rapporti e la propria attività in quel mercato.
In quarant’anni di lavoro tra i banchi ho sempre visto amministrazioni disposte al confronto, anche duro, ma con l’obiettivo di trovare soluzioni condivise e sostenibili. Qui, invece, le proposte alternative avanzate dagli operatori come un ampliamento nel centro o una sistemazione temporanea in aree più idonee sono state scartate senza un vero percorso di mediazione e senza un dialogo costruttivo.
Chi si dichiara paladino della piccola impresa dovrebbe dimostrarlo proprio in queste circostanze, quando si tratta di difendere il lavoro di decine di famiglie e un servizio storico per la città. I mercati ambulanti, negli anni, hanno continuato a garantire presenza, vitalità e servizi anche nei momenti più difficili, portando prodotti e relazioni nei quartieri e nei centri storici dove spesso il commercio tradizionale fatica o scompare.
Un mercato non si sposta come fosse un semplice arredo urbano. Senza clienti, senza collegamenti naturali con il tessuto commerciale e senza una progettazione condivisa, il rischio concreto è quello di creare uno spazio vuoto, dove a perdere saranno tutti: ambulanti, residenti e città.
Basta affacciarsi dalla finestra in Corso Martiri di martedì mercoledì giovedì per vedere un centro storico che non respira, che non sembra il centro di una città italiana. A qualsiasi ora del giorno… Proviamo a riflettere fino in fondo se è la scelta dei cittadini o se è la scelta della politica espellere un mercato dal centro…
Spero che chi sostiene questa scelta comprenda che, con le difficoltà che le piccole imprese affrontano ogni giorno, un trasferimento di questo tipo può significare la chiusura di attività storiche, costruite con anni di sacrifici e lavoro.
Caro Sindaco, metta la sua determinazione e la sua voglia di fare anche nel trattare questa vicenda. È il suo ultimo mandato: non passi alla storia come il sindaco che ha cacciato gli ambulanti, ma come quello che ha saputo ascoltarli e trovare una soluzione giusta per tutti.
Negli ultimi anni il vanto di questa amministrazione sono state azioni sul fronte del piccolo commercio. Sono stati attivati incentivi economici e bandi per favorire nuove aperture e sostenere le attività esistenti, così come politiche per valorizzare le botteghe tradizionali e migliorare la qualità commerciale del centro storico. A questo si sono aggiunti progetti di riqualificazione urbana e interventi sugli spazi pubblici. Tuttavia, i dati sul commercio continuano ad essere allarmanti, i problemi restano evidenti: il calo consistente del numero di negozi, i numerosi locali sfitti nel centro storico e il malcontento diffuso tra gli operatori dimostrano che la situazione è ancora fragile.
Proprio per questo, decisioni come lo spostamento di un mercato storico dovrebbero essere affrontate con ancora più attenzione, confronto e buon senso, perché quando si parla di commercio non si tratta solo di spazi da riempire, ma di lavoro, relazioni e vita della città.
*Ex presidente provinciale Confesercenti Ferrara e Anva Ferrara
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com