Cronaca
7 Febbraio 2026
I poliziotti fecero ispezioni domiciliari e acquisirono tabulati telefonici dopo che i due acquistarono le stesse cartucce rinvenute nelle missive inviate a Lodi. Anselmo al dirigente Digos: "Avete verificato se queste due persone avessero rapporti con l'ex vicesindaco?"

Caso Arquà. La Digos fece accertamenti su due anziani, ma non ci fu indagine

di Davide Soattin | 4 min

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Anche due anziani ferraresi erano finiti sotto la lente della Digos di Ferrara per aver acquistato lo stesso tipo di proiettili rinvenuti nella lettera minatoria recapitata in municipio all’ex vicesindaco Nicola Lodi e in quella fermata al centro meccanografico postale. Nei loro confronti erano state effettuate ispezioni amministrative domiciliari e acquisiti i tabulati telefonici per verificare un’eventuale presenza nelle vicinanze della sede della Lega di via Ripagrande nei giorni in cui furono consegnate le altre missive. Gli esiti tuttavia, secondo le risultanze di chi fece questi accertamenti, non portarono da nessuna parte e la Procura di Ferrara non ritenne mai necessario aprire un fascicolo d’inchiesta.

A far emergere questa circostanza, finora mai nota pubblicamente, è stato l’avvocato Fabio Anselmo durante il controesame a Francesco D’Avino, ex dirigente della Digos ai tempi del questore Cesare Capocasa. Anselmo difende l’ex consigliera comunale leghista nel processo che oggi la vede alla sbarra con l’accusa di minacce all’ex braccio destro del sindaco Alan Fabbri. Attualmente, Arquà – lo ricordiamo – deve rispondere dell’invio di otto lettere minatorie tra i mesi di aprile e di giugno 2021, escluse proprio quelle contenenti i proiettili, non oggetto di questo procedimento, per le quali ha invece già ottenuto un’archiviazione.

Sentito davanti al giudice Giuseppe Palasciano del tribunale di Ferrara – che a proposito della vicenda ha fatto sapere di aver preso atto “che ci sono state omissioni e mancate verbalizzazioni, oltre che molte indagini fatte su spunti che venivano da altrove” – D’Avino ha cercato di ricostruire quanto accadde nei giorni successivi al 22 aprile 2021, quando nella buchetta di Palazzo Municipale, oltre a una lettera, fu rinvenuto anche un proiettile con un’ogiva blu, usato per la caccia alle nutrie.

D’Avino però non è riuscito a rispondere alle successive domande dell’avvocato Anselmo, che gli chiedeva se ricordasse le attività investigative svolte nei confronti dei due anziani che avevano acquistato gli stessi proiettili e se fosse a conoscenza di questo ulteriore troncone di indagine. “Non ho memoria di questa attività, non saprei, non me lo ricordo, ma immagino che mi sia stato detto se ci sono degli atti a firma mia“, ha risposto D’Avino, che aveva già testimoniato a luglio.

“Non ricordo – ha spiegato il dirigente, ora in servizio a Napoli – perché lo scorso giugno, prima di essere ascoltato in tribunale, avevo chiesto a un collega della Digos di inviarmi tramite mail un po’ di atti dell’inchiesta per non arrivare impreparato. Gli atti dell’attività relativa alle ispezioni nelle abitazioni e alla richiesta dei tabulati però non mi sono mai stati tramessi e quindi faccio fatica a ricordare”. A quel punto Anselmo ha incalzato: “Avete verificato se queste due persone avessero rapporti con Nicola Lodi? Gli avete chiesto se li conoscesse?”. Anche in questo caso, però, la risposta è stata: “Non ricordo“.

Anselmo – affiancato dal collega di studio Bernardo Gentile – ha poi chiesto a D’Avino se confermasse quanto riferito in precedenza dall’ispettore capo Michele Brancaleoni, il quale aveva raccontato che, prima di individuare in Arquà la mano anonima dietro le missive, le attività investigative della Digos avevano portato asospetti su due o tre persone“. “Non so chi possano essere le due o tre persone sospette a cui fece riferimento. Non ricordo che vennero fatti nomi. Non ho proprio memoria di queste due o tre persone che avrebbero potuto fare ciò, mettendosi d’accordo”, ha risposto D’Avino.

A testimoniare ieri (6 febbraio) è stato anche Rodolfo Trombetta che, all’epoca dei fatti, prestava servizio alla Digos, e su questo punto ha spiegato che “si cercava di capire se Lodi avesse sospetti o nemici, ma in realtà lui stesso non aveva indicato dubbi su qualcuno in particolare”. In realtà, ascoltato come persona offesa durante la seconda udienza, Nicola Lodi aveva detto di aver iniziato a sospettare di Arquà dopo una stortura grammaticale contenuta nella lettera del 26 maggio 2021, facendolo notare a D’Avino e Trombetta. Quanto invece ai due anziani coinvolti nella vicenda delle cartucce, Trombetta ha invece precisato che “non risultano acquisti effettuati in quel periodo specifico né persone riconducibili alla figura del vicesindaco“.

Tornando a D’Avino, il dirigente è stato infine sentito anche sulle telecamere installate su alcune automobili parcheggiate fuori dalla sede della Lega di via Ripagrande. “Non erano nostre, non erano state installate su nostra disposizione e non erano controllate da noi”, ha ribadito, dopo che Lodi aveva detto di averle messe su suggerimento dell’allora questore Capocasa. È stato quindi affrontato il tema dell’acquisizione delle chat tra Arquà e Lodi, ottenute attraverso il telefono cellulare di quest’ultimo. “Si trattava di una delle conversazioni che risultavano mancanti dal telefono di Arquà e che, a nostro avviso, rappresentava l’elemento più importante da chiarire, anche alla luce delle dichiarazioni rese da Arquà nei mesi successivi alle perquisizioni e alle dimissioni”, ha spiegato D’Avino. Tuttavia, da quelle chat “non emerse nulla che facesse riferimento a rapporti pregressi tra le parti”.

Il processo tornerà in aula il 15 maggio, quando sarà sentita Rossella Arquà, ieri assente per motivi di salute.

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