Segnalazioni dei prof ‘di sinistra’. Pd: “Il sindaco prenda posizione”
Proto interviene duramente sulla diffusione, anche a Ferrara, di materiale riconducibili ad Azione Studentesca, organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia
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Cinque anni di pena per le pesanti accuse di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia. È la condanna inflitta durante la mattinata di ieri, giovedì 5 febbraio, dal collegio del tribunale di Ferrara a un uomo di 42 anni di nazionalità straniera, ex compagno convivente della vittima
"La Regione Emilia-Romagna mantiene gli impegni e passa dalle parole ai fatti". Così la consigliera regionale Marcella Zappaterra commenta l’approvazione del bando regionale sugli hub urbani e di prossimità
Scelta riti ieri (giovedì 5 febbraio) per i quattro sanitari accusati di omicidio colposo per la morte di un pensionato ferrarese che, già affetto da problemi psichici e intenti suicidari, mentre era ricoverato nel reparto di Geriatria di una clinica privata, decise di farla finita, smontando un'anta della finestra delle propria stanza, la appoggiò a terra e si lanciò nel vuoto
Ferrara continua a fare i conti con una qualità dell’aria critica e con un’interrogazione consiliare rimasta senza risposta. È quanto denuncia il gruppo consiliare La Comune, che il 31 ottobre 2025 aveva presentato un atto formale
Argenta. Fine indagini con colpo di scena per l’inchiesta relativa alle morti sospette nel reparto di Lungodegenza Posta-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani Vandini di Argenta. Già accusato di omicidio volontario aggravato, maltrattamenti aggravanti, interruzione di pubblico servizio, esercizio abusivo della professione e falso in atto pubblico infatti – come notificato nell’avviso 415 bis – l’infermiere 44enne Matteo Nocera di Pagani – attualmente in carcere – è finito sotto la lente degli inquirenti anche per l’ipotesi di reato di truffa.
Questo perché – stando all’accusa – avrebbe lavorato per l’Ausl Ferrara senza però averne diritto, dopo aver prodotto al Ministero della Salute un titolo – ottenuto in Romania e ritenuto ideologicamente – al fine di ottenere il decreto dirigenziale di equipollenza per l’autorizzazione e l’abilitazione allo svolgimento della professione con l’obiettivo di farsi assumere. Prima a tempo determinato dal 1° aprile 2021 al 15 febbraio 2023 e poi a tempo indeterminato fino al momento della sospensione con incarico iniziale nelle aree mediche Covid e infine nella Lungodegenza.
Si tratterebbe di un titolo emesso il 13 settembre 2019 – con sessione di esame apparentemente avvenuta nell’agosto dello stesso anno – per il ruolo di “Asistent Medical Generalist in Domeniul Sanatate si Asistenta Pedagogia” da parte della Scuola Sanitaria Post-Liceale di Arad che, secondo gli inquirenti, avrebbe attestato falsamente la frequenza in presenza di 4.920 ore previste dal curriculum durante i tre anni di formazione professionale tra il 2016 e il 2019: 2.478 ore di teoria e 2.442 ore di attività pratica nelle unità mediche in territorio rumeno.
Oltre che a carico del 44enne, la Procura ha chiuso le indagini anche per una dottoressa del reparto, accusata – in concorso con lui – di falso ideologico in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio. Avrebbe infatti fatto ‘da scudo’ a Nocera, compilando falsamente – questa l’ipotesi – le cartelle cliniche di alcuni pazienti, omettendo – in alcune circostanze – di annotare fatti rilevanti, e poi avrebbe chiesto all’infermiere, mentre era di turno, di uscire dall’ospedale per andare a casa della propria anziana madre e prestarle cura e assistenza a domicilio.
Nelle carte dell’inchiesta c’era finita, accusata sempre di falso ideologico, anche un’altra dottoressa, difesa dall’avvocato Marco Linguerri, per cui dovrebbe profilarsi una richiesta di archiviazione.
Ormai da otto mesi, dallo scorso 12 luglio, Matteo Nocera è detenuto nel carcere di Ravenna dopo che i giudici per le indagini preliminari dei tribunali di Ferrara e Ravenna avevano concordato nel riconoscere i pericoli di reiteramento del reato e di inquinamento probatorio da parte dell’infermiere, che quindi era stato fermato dopo che i carabinieri avevano raccolto e acquisito elementi tali da far ritenere che l’uomo avrebbe potuto compiere atti ritorsivi nei confronti dei colleghi che avevano segnalato le anomalie e i sospetti.
I gravi indizi di colpevolezza attribuiti a Nocera per l’ipotesi di omicidio volontario aggravato riguardano la sola morte dell’83enne Antonio Rivola, avvenuta lo scorso 5 settembre. La pm Barbara Cavallo infatti, che coordina le indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo di Ferrara e del Nas di Bologna, gli contesta l’aver somministrato all’anziano, senza alcuna finalità terapeutica (perché finalità terapeutiche non le ha), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante che solitamente si utilizza solo per favorire l’intubazione in casi di anestesia generale e va accompagnato dalla respirazione artificiale. In caso contrario, può essere letale perché chi lo assume non è in grado di respirare naturalmente.
Nessun addebito gli viene invece contestato – nonostante le ipotesi iniziali – per la morte della 90enne Floriana Veronesi.
Il 44enne è inoltre accusato di maltrattamenti aggravati nei confronti di altri otto pazienti (persone offese assieme all’Ausl e al Ministero della Salute) ricoverati all’ospedale di Argenta tra il settembre e l’ottobre di due anni fa. Per la Procura di Ferrara, infatti, avrebbe dato in maniera abituale agli anziani ricoverati benzodiazepine e sedativi, come Midazolam, Haldol e Naloxone (quest’ultimo peraltro scaduto, ndr), in assenza di prescrizioni mediche ufficiali da parte dei medici di turno.
Da qui le ulteriori due accuse che la Procura, insieme alla truffa, già contesta per la vicenda del titolo di studio: vale a dire l’esercizio abusivo della professione medica, per la quale è richiesta ovviamente una speciale abilitazione dello Stato, e il falso in atti pubblici, dal momento che avrebbe appositamente attestato falsamente fatti non veri nelle cartelle cliniche dei pazienti per coprire i presunti maltrattamenti. È il caso di un paziente a cui l’infermiere diede, in ipotesi di accusa, arbitrariamente un sedativo. Questo però non venne annotato in cartella clinica dove si dava atto dell’assopimento dell’anziano senza indicarne la reale causa e venne poi indicata la prescrizione del farmaco quando questo era già stato somministrato.
In una circostanza, il 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la Procura – avrebbe inoltre lesionato in maniera grave un paziente con un bisturi, effettuando un’incisione senza anestesia nelle parti intime che gli provocò dolori e conseguenze. Stando a quella che è l’accusa infatti, dopo quel fatto, l’anziano – che sarebbe stato sottoposto anche a umiliazioni verbali – fu costretto a un ulteriore intervento chirurgico da cui si riprese solamente dopo quaranta giorni di convalescenza.
L’infermiere e la dottoressa indagati sono difesi dagli avvocati Lorenzo Valgimigli e Maria Luigia Mezzogori, mentre alcune delle famiglie delle persone individuate come vittime sono assistite dalla società di risarcimento danni Giesse. “Questa storia sta assumendo contorni sempre più dolorosi e inquietanti – racconta il referente di Giesse, Fausto Sgarbi -. L’idea che in un istituto pubblico, a cui affidi la vita e la salute delle persone a te care, vi possano essere finti professionisti che torturano e uccidono le persone in modo consapevole, è terrificante. Tramite il nostro legale fiduciario, l’avvocato Norberto Quieti, seguiremo tutto l’iter processuale per fare in modo che le famiglie ottengano giustizia”.
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