Attualità
3 Febbraio 2026
Ogni unità abitativa dovrebbe sborsare tra i 20 e i 25mila euro. I residenti: "Ci vogliamo provare fino all'ultimo"

Quattro milioni per salvare il Grattacielo

di Redazione | 3 min

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Si aggirerebbe tra i 20 e i 25 mila euro la cifra richiesta a ogni singolo condomino per realizzare il piano antincendio, necessario per poter tornare dentro al Grattacielo. Questo è ciò che è emerso dall’assemblea di condominio di ieri, lunedì 2 febbraio, all’Hotel Astra, e dal quadro tracciato dall’amministratore di condominio Francesco Donazzi.

Per un costo totale che si avvicinerebbe ai 4 milioni, comprensivo di debiti accumulati (causa morosità storiche), lavori veri e propri e gestione ordinaria.

Dalla reazione delle oltre 160 persone, fra proprietari e delegati, che hanno gremito la sala, è arrivato un messaggio forte e chiaro: “I costi sono elevati – ha sintetizzato uno dei proprietari, prendendo il microfono dopo tre ore di una riunione assai partecipata – ma che sia chiaro per tutti: noi ci vogliamo provare fino all’ultimo“.

Questa infatti l’indicazione prevalente della sala: la volontà di stringere i denti e fare di tutto per salvare la propria casa, nonostante le tante incertezze che ancora incombono sulla vicenda.

Per determinare quanto ciascuno sarebbe tenuto a mettere sul piatto, Donazzi ha ricostruito il calcolo per eccesso, basandosi sul fatto che 4 milioni si tradurrebbero in 4 mila euro per ogni millesimo (ossia l’unità di misura che definisce la quota di proprietà di un singolo proprietario rispetto all’intero edificio) e che un appartamento medio corrisponderebbe a 5 millesimi.

“La priorità – ha dichiarato Donazzi – è affrontare i debiti vecchi, che vanno anteposti ai circa 2 milioni che servirebbero per compiere i lavori su tutte e tre le torri“. Precisamente si è parlato di 800 mila euro di debiti da saldare, a fronte di un medesimo importo di credito che mai si è potuto riscuotere, che dovranno essere pagati “da quelli che restano e che nessuno gli restituirà”. Tredicimila euro la somma che si trova oggi nelle casse del condominio.

“La prima cosa che io farò sarà di procedere – ha proseguito l’amministratore – tramite vie legali e giudiziarie, per allontanare i condomini che hanno determinato questi problemi gravissimi. Dopodiché metteremo all’asta gli appartamenti cosicché arrivino dei nuovi proprietari“. Lo strumento utilizzato sarà quello del decreto ingiuntivo, una modalità che richiede altri soldi. “Per fare una trentina di decreti, bisogna avere almeno 100 mila euro sul conto”” Le tempistiche si prevedono dilatate, con un investimento immediato che darà dei risultati solo in futuro.

A dar manforte a Donazzi è stato l’ingegnere Denis Zanetti, dello studio Mezzadri, che è intervenuto alla discussione in qualità di tecnico, illustrando i contenuti di un cronoprogramma da 210 giorni che era stato fatto “per provare a mantenere all’interno del condominio delle torri A e C” e che si è scontrato dinanzi all’ostacolo di un conto corrente economicamente prosciugato.

“Bisognerebbe – ha rimarcato – che nelle casse entrasse almeno mezzo milione entro trenta giorni. Perché se non ci sono questi soldi nessuno parte a fare i lavori. Va da sé l’urgenza di pagare il debito delle imprese che altrimenti non ci faranno andare avanti“.

Solo a lavori ultimati si potrebbe ottenere la risolutiva Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) Antincendio, con la quale si andrebbe a configurare la rinnovata agibilità degli immobili.

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