Quattro milioni per salvare il Grattacielo
Si aggirerebbe tra i 20 e i 25 mila euro la cifra richiesta a ogni singolo condomino per realizzare il piano antincendio, necessario per poter tornare dentro al Grattacielo
Si aggirerebbe tra i 20 e i 25 mila euro la cifra richiesta a ogni singolo condomino per realizzare il piano antincendio, necessario per poter tornare dentro al Grattacielo
Confronto tra gli abitanti e il dg Sandro Mazzatorta: "La Prefettura ha convocato un tavolo per l'emergenza abitativa"
A illustrare eventuali prospettive legali ai condomini del Grattacielo, durante la riunione straordinaria di ieri, con un intervento in merito alle possibilità di successo dei ricorsi al Tar è stato l'avvocato Gian Luigi Pieraccini, anche lui seduto in platea fra proprietari e delegati
La trasmissione Mediaset a Lagosanto per l'inchiesta al Centro di Procreazione Medicalmente Assistita del Delta. Il responsabile dell'Unità Operativa Complessa sceglie il silenzio
Non le manda a dire Cristian Bertarelli, sindaco di Lagosanto, commentando il servizio televisivo de Le Iene, andato in onda su Italia Uno durante la serata di domenica 1° febbraio, relativamente all'inchiesta giudiziaria sul Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell'ospedale del Delta
È approdato davanti al Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna il ricorso contro l’ordinanza contingibile e urgente con cui il sindaco di Ferrara ha dichiarato l’inagibilità della Torre C del Grattacielo, imponendo lo sgombero immediato degli alloggi. Il ricorso – patrocinato dagli avvocati Corrado Caruso e Fabio Nicolicchia – chiede l’annullamento del provvedimento, ritenuto illegittimo sotto più profili.
Secondo l’atto introduttivo, la situazione di carenza sotto il profilo della prevenzione incendi “è risalente nel tempo e nota da decenni, anche alle istituzioni pubbliche competenti”, senza che ciò abbia mai condotto, in precedenza, a uno sgombero generalizzato.
Le difformità antincendio erano già state rilevate più volte dai vigili del fuoco e affrontate, negli anni, con strumenti ordinari: ordinanze dirigenziali, prescrizioni e un percorso di adeguamento che avrebbe portato alla realizzazione di “circa i 2/3 dei lavori previsti”, con una spesa di “circa 800.000 euro” a carico dei condomini.
Il ricorso sottolinea che anche il più recente verbale dei vigili del fuoco del 19 gennaio 2026 descrive una situazione “sostanzialmente coincidente con quella del marzo 2024, senza che risultino aggravamenti delle difformità già rilevate due anni prima”.
Dopo l’incendio che l’11 gennaio 2026 ha interessato la Torre B, il sindaco ha esteso la dichiarazione di inagibilità anche alle Torri A e C. Un passaggio che i legali contestano duramente: dal ricorso emerge che “non vi è alcun elemento che, allo stato attuale, consenta di ricavare dall’evento verificatosi nella Torre B un maggior rischio di incendio […] nella Torre C”.
A giudizio dei ricorrenti, l’Amministrazione si sarebbe limitata a un richiamo “per relationem” al verbale dei vigili del fuoco, senza una autonoma valutazione delle condizioni di contingibilità e urgenza richieste dalla legge. “Il sindaco non chiarisce quali elementi renderebbero eccezionale, imminente e urgente lo sgombero totale”, si legge nell’atto.
Il ricorso insiste sulla mancanza dei presupposti per l’uso delle ordinanze extra ordinem, ricordando che tali strumenti sono ammessi solo in presenza di “un grave e attuale pericolo per l’incolumità pubblica […] non altrimenti fronteggiabile”. Al contrario, nel caso del Grattacielo, la situazione sarebbe stata “gestibile mediante strumenti ordinari” già utilizzati in passato.
Viene inoltre denunciata una violazione del principio di proporzionalità, perché il provvedimento produce “un vero e proprio sgombero di massa” che incide sul “diritto fondamentale all’abitazione e alla continuità abitativa” di quasi cinquecento persone, senza alcuna misura di accompagnamento o di emergenza abitativa predisposta dall’ente locale.
Nel ricorso si evidenzia come l’ordinanza “nulla dispone con riguardo a misure volte a garantire la continuità abitativa”, aggravando una situazione già critica in un mercato degli affitti definito “saturo”. Una scelta che, secondo i legali, rischia di trasformare un intervento dichiarato a tutela della sicurezza in una misura permanente, destinata a espellere definitivamente gli abitanti dallo stabile.
Ora la parola passa al Tar, chiamato a valutare se l’ordinanza sindacale rispetti davvero i limiti stringenti fissati dall’ordinamento per i poteri di emergenza, o se – come sostiene il ricorso – abbia travalicato quei confini, sacrificando diritti fondamentali senza un’adeguata motivazione.
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