di Mirko Nistoro*
Il commissariamento della Regione Emilia-Romagna in materia di dimensionamento scolastico rappresenta una scelta grave, che merita una riflessione seria e non ideologica. Grave non solo sul piano istituzionale, ma soprattutto sul piano educativo, perché ancora una volta la scuola viene trattata come un problema amministrativo da correggere, anziché come una comunità viva da ascoltare.
Il dimensionamento scolastico previsto per l’anno 2026/2027, adottato a seguito dell’intervento sostitutivo del Governo nei confronti della Regione Emilia-Romagna, avrà effetti rilevanti anche nella provincia di Ferrara, dove sono programmati due accorpamenti, nei territori di Cento e Comacchio.
Da militante del Partito Democratico di Ferrara, ma prima ancora da docente, sento il dovere di affermare che il rispetto delle regole non può mai essere disgiunto dal rispetto della realtà.
L’Emilia-Romagna ha avanzato una richiesta legittima: rivedere criteri di dimensionamento che, applicati in modo rigido e uniforme, rischiano di produrre effetti contrari agli obiettivi dichiarati di qualità, inclusione ed efficacia del sistema scolastico.
La scuola non è un’azienda e non può essere governata esclusivamente da parametri numerici. Dietro ogni istituto ci sono studenti, famiglie, docenti, personale amministrativo, territori spesso complessi e fragili. Ridurre tutto a una soglia di alunni significa ignorare il valore educativo della prossimità, della continuità didattica, della relazione. Chi insegna sa bene che l’efficienza non coincide automaticamente con il risparmio, e che l’impoverimento dell’autonomia scolastica è sempre un danno per la formazione critica delle nuove generazioni.
Un ulteriore aspetto riguarda il tema della sicurezza. Scuole più grandi, distribuite su più sedi e con risorse umane ridotte, richiedono un livello di coordinamento e di presidio molto elevato. La sicurezza non riguarda soltanto le strutture, ma anche la possibilità di assicurare vigilanza, presenza e organizzazione efficace nella vita scolastica quotidiana.
Il commissariamento appare dunque come una risposta sproporzionata, che incrina il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni e rischia di alimentare un clima di conflitto istituzionale sterile. La scuola ha bisogno di confronto, non di imposizioni; di ascolto, non di atti punitivi.
Rivendichiamo con fermezza, ma con senso di responsabilità, la necessità di riaprire un tavolo politico e tecnico che tenga insieme sostenibilità e qualità educativa. Difendere la scuola pubblica significa anche difendere la sua complessità. E una democrazia matura non commissaria ciò che dovrebbe invece comprendere e valorizzare.
*delegato della missione qualità del Vivere della segreteria Comunale del Pd di Ferrara e docente
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