Possibile e Avs: “La schedatura dei docenti e i cattivi maestri”
"Azione Studentesca ripropone alle alunne e agli alunni un passato ignobile, quando si utilizzavano delazione e schedatura per soffocare il dissenso"
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«La scuola pubblica è il luogo in cui si formano spirito critico, pluralismo e cittadinanza consapevole. Ogni tentativo di intimidazione o schedatura ideologica del personale docente va respinto con fermezza».
Lo dichiarano il capogruppo regionale del Partito Democratico Paolo Calvano e Maria Costi, consigliera regionale e presidente della Commissione V – Giovani, Scuola, Formazione, firmatari di un’interpellanza per sollecitare la Giunta a un intervento politico e istituzionale rispetto alle iniziative promosse da Azione Studentesca anche in Emilia-Romagna, che invitano studenti e famiglie a segnalare docenti ritenuti “ideologizzati” attraverso questionari e piattaforme non istituzionali.
«Invitare studenti a segnalare insegnanti, raccogliere nomi, costruire vere e proprie liste di proscrizione contro chi esercita il proprio lavoro e la propria funzione educante – proseguono Calvano e Costi – significa riportare la scuola italiana a pratiche intimidatorie che evocano pagine buie della nostra storia. È un terreno scivoloso, che non ha nulla a che vedere con il confronto educativo e democratico».
«Dietro la retorica della lotta alla propaganda – aggiungono – si rischia di introdurre meccanismi di controllo e segnalazione incompatibili con i principi costituzionali di libertà di insegnamento, autonomia scolastica e pluralismo culturale. La scuola non è un luogo di sorveglianza, ma uno spazio di crescita critica, di confronto e di formazione della coscienza civica».
L’interrogazione chiede alla Giunta regionale se intenda avviare interlocuzioni con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per rappresentare le criticità di queste iniziative e sollecitare azioni di competenza statale, nonché se non ritenga opportuno assumere una posizione formale di disapprovazione verso pratiche che incentivano la catalogazione del personale docente sulla base di presunti orientamenti politici.
«Come Regione – sottolineano Calvano e Costi – non abbiamo competenze dirette sull’ordinamento scolastico, ma abbiamo il dovere politico e istituzionale di tutelare il buon clima educativo e la dignità professionale degli insegnanti. Alimentare diffidenza, sospetto e paura nelle comunità scolastiche significa indebolire la scuola pubblica e, con essa, uno dei pilastri della nostra democrazia».
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